Buona tazzulell ‘e’ cafè!

Alla fine è successo: sono stata felice di aver fatto un buon caffè.
Ho proprio gongolato dentro di me, quando Federico ha detto “Che buono questo caffè, fai il caffè meglio del bar del lab*!” Avevamo già commentato altre volte la bontà di qualche caffè ben riuscito, ma questa volta quel “fai” ha colpito come un martelletto di un battitore d’asta.

*il bar del lab fa dei ciofeconi, non ci vuole molto a farlo meglio.

Mi ricordo il momento esatto in cui ho deciso che io, il caffè, dovevo Non saperlo fare.
Mi ricordo che qualcuno disse “Solo a Napoli è così”. Ero nella cucinetta del laboratorio, al mio terzo o quarto giorno di tirocinio, ed ero entusiasta di essere in quella nuova famigliola. Allora ho pensato “Quindi, se fai parte di questo mondo, sai fare il caffè buono”. Non sapevo ancora quanto schifo mi avrebbe fatto l’anno che mi aspettava, né che avrei giurato questa specie di odio eterno a tutto, mannaggialloro. Che poi, forse se li avessi valutati da fanciulla libera e felice, non sarebbero stati così tanto cessi.
Di quel mondo, in ogni modo, non avrei fatto mai più parte, e per essere certa di questa cosa volevo eliminare qualsiasi possibile legame, incluso fare il caffè buono.
La categoria “al caffè” apparse sul blog di splinder per indicare tutte le disavventure e i disagi che vivevo perché “Solo a Napoli è così”.

Per anni ho proprio sottolineato nei discorsi “ah no, no, io non so fare il caffè perché il caffè lo sanno fare loro e io non c’entro niente con quel mondo.” Dopo il periodo di PhD a Vienna, mi sono portata pure del caffè solubile come souvenir.
Mi sono ammorbidita per tante cose, ho capito che in buona compagnia avrei potuto tornarci senza rivivere incubi, ho capito che ancora di più da sola e coi miei occhi nuovi mi conviene tornarci, ma il caffè era ancora legato a quei pranzi orribili e a tutti quei maledetti.

E invece stamattina ero fiera che il caffè fosse venuto buono, la cucina era la mia, il mondo era il mio solito mondo, pieno delle mie scemenze belle, e gli incubi lontani ed innocui.

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