Switch di personalità

A questo punto penso di avere (almeno) due personalità: l’eremita e… boh quella che sa uscire di casa, direi che possiamo definirla lo scemo del villaggio. Lo switch di personalità avviene in massimo due secondi.
Quando sono a casa a fare la Emily Dickinson dei poveri e a cucinare zuppette hare krishna, la sola prospettiva di interagire con la gente mi sembra una tortura. Io e GigginoScemo ci organizziamo per delle cenette da me, entrambi abbiamo del cibo sottovuoto da condividere, scegliamo un giorno a caso, visto che ci va bene tutto. Il giorno stesso ci auto-sabotiamo senza pietà e siamo felicissimi di averlo fatto, e ci rinfacciamo di quanto schifo ci facesse l’idea di fare una cena quella sera, senza stare tanto a puntualizzare sul fatto che gli ospiti della cena, che stavamo schifando, fossimo proprio noi.

Tipo così:
Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Blabla
E la cena più bella
è quella che non abbiamo mai fatto.

Poi capita di dover andare a fare cose in presenza in laboratorio, ne approfitto per far sapere agli altri che non sono ancora un ologramma, ed esco di casa come un puffo felice, saltello, trovo a terra disegni di bimbetti e vedo il sole brillare ovunque. In queste occasioni mi va benissimo mangiare cose zozze random invece che cucinare zuppette di ceci e bietole, faccio balotta e saltello intorno alla gente.

Non so, forse è un modo per proteggermi dallo schifo che ormai mi fa avere a che fare con i ritmi altrui, o semplicemente non pensare al fatto che mi stia allontanando momentaneamente dagli acquerelli, la farina bellissima -è arrivato il pacco da 5kg e sembra mamma papera, i pacchi piccoli paperotti al seguito- le mie scartoffiette. Oppure non sono due personalità, ma semplicemente vedo cose belle anche fuori e mi piace pure là. Oppure sono scema proprio.

7 pensieri riguardo “Switch di personalità

  1. Koris in smartuorching: “odio tutto e non voglio andare in laboratorio mai più, che palle che domani devo vedere gente…”
    Koris in laboratorio: “beh, dai, pensavo peggio, è bello vedere che esiste ancora un mondo oltre le mura di casa”
    In loop.

    "Mi piace"

  2. Beh, mo non esageriamo: “pensavo peggio” l’ho pensato spesso, “è bello” proprio mai, almeno per il lab. Se mi ci sono scapicollata in passato è perché tirava più una foglia di taglialegna che un carro di buoi, ma lo smart working lo predico (e a volte applico) dal primo anno di PhD.
    Per Villa Ghigi innevata mi sono buttata dalla finestra senza esitazioni ed era pure weekend. Oggettivamente, quello che ha da offrire la casa nelle comuni giornate di lavoro è meglio, e lo sanno tutte le mie personalità.
    Quello che mi stupisce è che il momento dello switch avviene proprio in casa, non una volta incontrati gli altri. Cioè, l’eremita si rifiuta proprio, preferirebbe bruciarsi sulla poltrona piuttosto che vestirsi e uscire. E’ lì che arriva l’altra, prepara tutto tranquilla, poi parte saltellando.

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