Ciaopovery

Qui dalla regia crediamo di poter dire conclusa la vacanza.
Dato l’atteggiamento dei miei da novantenni rincoglioniti, per non abbassare la media della bellezza direi che la mia vacanza è durata una settimana, la loro è iniziata quella dopo, in cui ero una specie di badante con lo sguardo perso nel vuoto che seguiva le loro volontà di andare a fare la spesa (roba che andavamo all’eurospar tre volte al giorno) e alle poste, perché nei paeselli in montagna c’è meno fila.
Ma pensiamo alle cose belle.

Sabato 3, si parte e si arriva. Non si sa come sia possibile in un giorno da bollino rosso: niente code a tratti, niente rallentamenti, niente impicci, tanto che la nostra solita tappa a Barberino per spezzare il viaggio in due giorni è stata evitata perché eravamo tutti freschi come le rose. L’appartamento meraviglioso sulle mie cime meravigliose era già per noi da quella sera, le mie panche c’erano e a quanto pare pure le novità, tipo la sauna. Per quanto sia buona la fiorentina, non potevo buttare nel cess un’intera serata di meraviglia.
Quando sono arrivata ho scoperto che, oltre alle mie panche sullo scenario bellissimo, c’era pure una vaschetta idromassaggio in giardino. E allora CIAOPOVERY come mai avrei pensato potessi fare. Buttarsi nell’idromassaggio dopo undici ore di guida è il meglio che possa capitare pure alla Pippi più spartana che c’è.
E poi c’era una saletta con le sdraio che profumava di fieno, con una brocca di acqua, limone e menta, a portata di chi se ne stava lì spaparanzato.
Sembrava mi avessero letto nel cuore.

Domenica, visto che eravamo forse troppo fieri di non aver buttato la mattina nel cesso passandola tutta in macchina, abbiamo recuperato e l’abbiamo passata tutta in macchina.
Era una giornata meravigliosa e avrei potuto andarmene già lassù addio a tutti, ma la prima giornata serve ai novantenni per ambientarsi;
allora ho pensato che potevo almeno starmene nel giardino con le panche, i libri, la vasca, le montagne, e passare tutto il giorno nella bellezza e nella comodità, invece no, i novantenni dovevano ingozzarmi di cibo (ordinato da loro ma finito da me) in un ristorante a caso, dopo aver vagato in macchina nel paese assolato e deserto, senza ragione.
Per fortuna nel pomeriggio ho potuto scialarmi nella vasca a guardarmi le cime, bere limonata, provare la prima sauna finlandese della mia vita.
Che poi, faccio la ciapovery splendida, ma sono più fantozzi-scopre-il-mondo, o una ciaopovery-non-sa-campare: mentre ero nella sauna ho visto delle pietre messe lì e pensavo fossero di quelle che servono a fare i massaggi. Ho provato a prenderne una con due dita senza riflettere nemmeno un secondo e le ho sentite sfrigolare come la pancetta sulla piastra.
Se pure voi siete dei ciaopovery ignoranti come me, sappiate che bisogna versarci dell’acqua sopra, che in questo modo crea il vapore giusto che vi fa bene. Non friggetevi le dita pure voi.
Non saprei dare un parere sulla sauna, non saprei dire se pagherei mai dei soldi volontariamente per una cosa del genere, magari da oggi sì, anche solo per ricordare bei tempi, però tanto quella sauna affacciava pure lei sul mio panorama bellissimo, quindi ci stavo dentro felice.
E poi fuori c’era un uccellino bellino color cenere che quando apriva le ali faceva apparire un rosso ciliegia vellutato come un sipario.

La prima giornata di montagna veniamo scarrozzati da un pullmino per sciancati fin sotto le cime. Sono state così tutte le passeggiate: arriviamo più vicino possibile barando con qualche mezzo per azzoppati, poi io mi scapicollo più che posso per trovarmi un posticino perfetto -ogni anno sempre più vicino al paesaggio lunare ai piedi delle cime, leggo un po’ di poesie tipo eremita, e poi torno più o meno rinnovata. Quest’anno, più del solito, ho sentito proprio il bisogno di camminare, camminare e distanziare dei pensieri un po’ tossici, e starmene zitta senza dare retta a nessuno che mi interpellasse.

Il giorno dopo eravamo a 2500m d’altezza e c’era la nebbia, eravamo in mezzo alle nuvole.
La cabinovia saliva sfiorando le rocce e lo potevi sapere solo un attimo prima, quando apparivano dal nulla.
E alla fine ti ritrovavi di lato le mie cime preferite, che sono dei blocchi immensi di pietra inclinati, giganti, all’altezza dei tuoi occhi, grandezze preistoriche, è come trovarsi in un abisso in fondo al mare.
Con la nebbia tutti gli strapiombi sfumano nell’infinito, se avanzi ne appaiono di nuovi, sembra di essere nella fossa delle Marianne, ma con i fiorellini alpini. Io arranco con gli occhi sognanti e affamati quando c’è la nebbia e ho quella mezza paura che viene pure nel buio del bosco.

Ciapovery-non-sa-campare colpisce ancora: nella giornata dedicata allo scialo totale nella casetta bellissima con lo scenario bellissimo, in cui si cucina la carbonara-tirolese (possibilmente, nazi-cuochi, non ammorbate.), abbiamo fatto scattare l’allarme anti incendio soffriggendo lo speck, era stato tutto troppo rapido sui fornelli a induzione, e la signora dell’appartamento è corsa su con venti anni di vita in meno perché pensava le stessimo incendiando la casetta appena costruita. Io avevo anche acceso la cappa appena avevo capito, non è partito nessun allagamento automatico, alla fine il pranzo era pure buonissimo, però i miei si sono definiti “molto scossi” da questo evento, sono rimasti a dondolarsi tipo autistici per tutto il pomeriggio e non hanno voluto mai più usare la cucina.

Siamo tornati alle cime bellissime da fondale marino un secondo giorno. Stavolta c’era il sole e si vedeva tutto anche da lontano, ma ovviamente c’era più gente, e quella non si levava mai come invece facevano le nuvole la volta prima. C’era un limite alla passeggiata, una staccionata oltre la quale si poteva passare solo se arrampicatori.
E, appoggiato alla staccionata, c’era un tizio che da dietro sembrava molto interessante. Era vestito a casaccio. Niente vestici tecnici*, un maglione del nonno appeso allo zaino, un berrettino, i riccioli da fauno, tatuaggi sparsi e un orecchino da grandi nostalgie. Un bel mix dei migliori, è stato venti minuti a guardarsi le cime senza fare altro. Guardava, contemplava, non faceva il minchione.
Sono andata pure io. Sono rimasta a guardare sognante e già pensavo di passare il resto della vita così.
L’ho lasciato ancora a contemplare, sono tornata quando si è allontanato lui, aveva un macchina fotografica professional che non gli ho mai visto usare, si è riunito con un suo compare messo a cazzo come lui, tendente al punk, non penso abbia notato che per me era il vincitore della giornata.
Al ritorno nel paesello, mentre salivo in bus, l’ho rivisto che vagabondava ma non potevo andare a pescarlo.

*le cose tecniche sono meravigliose. Sono l’unica cosa che io chiamo “vestiti” e che so comprare, ma da quando è scoppiato il boom della gente che va in montagna a vantarsi di quanti km ha fatto solo per moda e che si compra tutte le cosettine che prima avrebbe schifato, quando poi i veri montanari, su quei percorsi tutti curati, ci sanno camminare pure scalzi, se mi trovo su un monte qualcuno vestito alla cazzo vince pure dei punti.

La tradizione della foto nel mio tronco cavo è stata mantenuta nel modo più discreto possibile.
In genere cerco di arrivare lì prima che arrivi la massa di gente che va verso la malga, o comunque prima delle famiglie con bambini.
Poi posiziono la macchina fotografica su un accrocchio di zaino e bastoni, aspetto che non si senta nessuno in arrivo, poi scappo nel tronco e cerco di gestire l’autoscatto e le sfighe varie.
Questa volta ero nel tronco, quando sento delle voci di una compagnia in arrivo. Niente bambini, va ancora bene, passeranno e troveranno l’idea carina ma niente di più. Poi le sento “Vai lì lì, vai lì dentro!”
[ lì dentro dove? Nel mio tronco cavo? NO, EH?!]
“Lì lì presto presto!”
Una vecchia s’affretta, s’infratta.
“Eh no niente, ragazze, troppo tardi. E’ andata. E’ diarrea.”
Quindi “lì” non era nel mio tronco, ma in un posto nascosto quasi da tutti per emergenze. Quasi da tutti, ma non da chi era già un po’ fuori sentiero, tipo me. Intanto io ero col sorrisino ormai paralitico a tentare di levarmi al più presto di là, ma non subito perché ci avevo messo tre anni a montare tutto l’ambaradan;
la foto è tutta idilliaca e cinguettante mentre io guardo con benevolenza nell’obiettivo. Dietro l’obiettivo, proprio di fronte a me e non nascosta (e tutta la compagnia lo sapeva benissimo), c’era ‘sta vecchia che si cambiava le mutande cagate.
A parte la vecchia, sul mio Peitlerkofel ci sono ancora tutti gli gnomi, c’è il tronco che suona il piffero, la balena di roccia e i tronchi belli che non mi stancano mai.

Abbiamo cambiato zona, è iniziata la settimana da pseudo-badante, abbiamo lasciato la casa bellissima, lo scenario meraviglioso e le cime superbellissime. Siamo andati in un posticino molto comodo e tranquillo ma un po’ insignificante, almeno come località, nessuno scenario spettacolare nelle stradine che lo collegano alla statale.
In una di queste giornate del secondo round, stavamo andando verso la stazione e avevamo un treno da prendere, quando, lungo la mia stradina insignificante vedo un tizio vestito un po’ punk, un po’ a caso…
“Che strano questo tizio, quanto è fuori posto qui, che ci farà un tizio cos… ASPE’ ASPE’ FLASHBACK. E’ il porcaputtana dell’altro giorno? ASPE'”
Lo supero, guido con la testa girata a 180°, lo riconosco definitivamente MANNAGGIA LA MISERIA ma quanto è difficile non buttarsi giù da un’auto in corsa quando il guidatore sei tu?
Ma cosa ci faceva in quella strada inutile?
E io perchéCAZZ non ho inchiodato e non sono sparita nei campi di mais con lui lasciando mamma e papà perplessi sul ciglio della strada?

Ho fatto tutta la strada verso la stazione pensando motornoindietromotornoindietro, sono arrivata in stazione che mi tremavano le mani ancora.
Ma poi scendevo e che gli dicevo? “Oh scusa tu sei quello che contemplava le rocce della Seceda?” “Oh che cacchio ci fai qui?” “Oh comunque sai che sei un porcaputtanissima?”
Ho vissuto tutta la giornata con un mantra nomaiodevotrovarlo, la giornata è stata una dei tanti momenti di scazzo e disagio del viaggio per cui mi sono pure pentita di aver preso quel treno.
Io l’avevo dato per perso perché sulla cima bellissima era ovvio trovarci della gente, che poi si sarebbe persa verso altri scenari spettacolari, ma lì, in quella stradina insignificante, cosa cacchio ci faceva, e allora per forza io dovevo trovarlo una terza volta lungo il mio cammino, e stavolta non mi sarei fatta bloccare da un treno.
Non l’ho più ritrovato e ancora oggi lo cerco tra pagine e pagine sulla Seceda e su Pfulters, Mules, su Ortisei e Vipiteno, e mi sorbisco decine di messi male, scimunite in pose da book fotografico di degrado post sovietico, supermachos che mostrano muscoli sui burroni, disorientate* con l’ombrellino parasole e le zeppe, venute apposta e soltanto per farsi il selfino con la mazzarella da selfie.

*gente momentaneamente fuori dall’oriente, che non si ripiglia.

Ho avuto le mie passeggiate nel bosco con le pietre piene di muschio, ho messo i piedi nei ruscelli alpini, ho raccolto una vagonata di mirtilli mentre ci stavo sdraiata in mezzo a leggere e alla fine mi sono aggiustata abbastanza gli occhi e la testa.
Ma non lo so più se mi basta scappare per due ore, quando potrei tranquillamente farlo per tutta la giornata senza particolari rischi e anche a costi molto inferiori, senza che i miei siano parcheggiati da qualche parte solo per farmi contenta come quando andavamo a Gardaland e sulle giostre ci andavo solo io. Poi si acciaccano e tutto gli costa sofferenza, forse me ne scapperò a guardarmi le Odle durante l’anno e loro li porterò in qualche posto che non li distrugga.

4 pensieri riguardo “Ciaopovery

    1. Coglierò volentieri l’offerta in un momento opportuno per entrambe ❤ sogno anche un viaggio da trovatori, da anni ed anni, e se non sarà nella tua tenda o nella tua macchina, appena mi regalerò una vera fuga tutta mia sognante, mi avvicinerò comunque e magari un pomeriggio lo passiamo a scapocciare con Norwegian Reggaeton 🙂

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    1. Eh Pu, abbiamo scelto il termine io e i miei coinquilini in un treno notturno, ispirati da quelli della cabina accanto che, affetti da disorientamento grave, avevano versato a terra tutto il tè. Ne siamo molto fieri.

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