Verso le Alpi e gli Spätzle puffimorfi

Sono in partenza per le Alpi, verso tutte le mie tradizioni personalizzate:
le limonate sulle panche guardando le Odle, le stelle ogni volta che posso,
la panna che affiora nella notte dal latte buonissimo appena munto, la torta di ricotta e lamponi da Lilie, colazioni e cenette guardando lo stesso panorama che non mi stanca mai, qualche foto da romantici dell’800, di spalle, fingendo di leggere o ammirare il sublime, mentre in realtà sto cercando di far partire l’autoscatto dal wi-fi.
Ovviamente tenterò ancora di farmi una foto nel mio tronco cavo del mio Peitlerkofer senza farmi vedere dai passanti perché sono gelosa dell’idea, e se sono bambini ancora peggio.

La new entry è Ladurno, detta anche “la seggiovia delle patane” perché insieme a noi comuni passeggeri vedevamo salire, sulle altre sedioline, buste di cipolle, tricicletti e sacchi di patate per la malga a monte.

Un’altra new entry in assoluto è che un po’ di anni fa questo viaggio lo vivevo cantando e dormendo sul sedile posteriore, mentre ora tocca a me guidare; quando ho avuto la consapevolezza che questa condizione non sarebbe mai più cambiata, che ogni volta che avrei voluto fare una gitarella mi ci sarei dovuta portare io, ecco lì ho capito quanto la vecchiaia sia un processo irreversibile e che purtroppo pure le sceme diventano adulte.

Il mio obiettivo per le prossime due settimane, oltre alle scarpinate praticamente correndo, per vedere cosa c’è oltre ma per tornare prima che i miei, rimasti a valle, mi diano per morta (siamo in un sequel, certe cose non cambiano nemmeno dopo dieci anni), è modificare una cartolina con degli spätzle e incollare su ogni spätzle una piccola testa di puffo.
A quanto pare, secondo il nostro dottorando, ci somigliano:
“Scusa ma esattamente perché? Non sono nemmeno blu!”
“Eh… non lo so, ma mi sembrano puffi. Non so, forse la forma.”
E quindi ad aprile avevo passato un intero pomeriggio a cercare sembianze puffimorfe in un piatto di spätzle, supportata dal piccolo tesista nerdino che ancora non aveva preso piede nei nostri cuori, ma che già si era capito che era scemo come si deve -e infatti la cartolina sarà per lui-
Nella mia valigia c’è più materiale da scatolone fabbricone che vestiti.

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