La pioggia magica delle scemità

Aveva piovuto tutta la notte, avevamo la vaga sensazione che ci fosse stato un acquazzone magico, perché c’era un’atmosfera incantata da film di Miyazaki ed era successo di tutto.
Insieme ai soliti gatti allo stato semi-brado, in giardino erano apparsi dei conigli col pelo d’angora, grandi, quasi delle pecorelle, che ci guardavano con le facce da fessi. C’era un gattino nuovo che scorrazzava ancora tremolante e un pappagallino col maglioncino di lana.
C’era anche un altro pappagallo, mezzo acciaccato, ma che pian piano ha iniziato a riprendersi. Alla fine ha riacquistato così tanto le forze che si è messo a costruirsi un trespolo, martellando una canna di bambù ben bene nel terreno perché fosse stabile. Il terreno era quasi liquido per tutta la pioggia che c’era stata nella notte, il trespolo lo faceva tremolare, bastava poggiarci sopra un piede che si vedevano dei bozzetti, come delle ondine di terra propagarsi, tipo le sabbie mobili dei cartoni.
Uno di questi bozzetti però faceva un percorso strano, noi stavamo lì a guardarlo stupiti, lui continuava a scappare sotto terra: era una talpa. Il pappagallo le aveva scombinato la casa col suo trespolo, poi si era addormentato là, con la testa caduta sul petto, come un nonno dopo pranzo.

Seguivamo con lo sguardo il bozzetto della talpa, che finiva la sua corsa sotto un cespuglio di ortensie, in un recinto di un giardinetto in miniatura: a casa degli gnomi.
Gli gnomi erano fuori a godersi il fresco della mattina e chiacchierare in mezzo ai goccioloni di pioggia, quando la talpina è sbucata tra i loro piedi. Gesticolava, allarmata, con le sue manine da talpina, e loro la ascoltavano tutti attenti, mentre raccontava del bambù del pappagallo che le aveva rotto la tana e l’aveva costretta a cercare asilo. Poi è iniziata una festicciola di benvenuto da parte degli gnomi per la talpina, con tanto di girotondo, a cui ci siamo aggiunti anche noi, avvicinandoli con prudenza per non spaventarli. Noi ovviamente giravamo tenendoli per le manine ma dovevamo restare piegati in avanti perché erano piccoli.

In un secondo round del sogno, mentre GigginoScemo giocava a carte con delle vecchie di un circolo per ricchi e io ero fuori a guardare il campo da golf, vedevo svolazzare (contro qualsiasi legge della fisica) un uccello di dimensioni e colore Super Santos, con delle alucce minuscole, il becco da pesce palla, una specie di barba, i sopracciglioni folti sul bianco brizzolato e la cresta di piumette sparate dritte verso l’alto, pure quella brizzolata.
Sono entrata di corsa a disturbare la partita di briscolone per far vedere questa meraviglia a GigginoScemo, ma, tornata fuori, ho scoperto che un golf-cart aveva colpito e atterrato questa creatura poetica. Mentre ce la rigiravamo tra le mani cercando di capire se fosse ancora viva, quella vibrava, perché intanto stava suonando la sveglia del mio telefono reale.
Non so bene cosa dire.

La creatura poetica

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...