Voli low-cost

Ho sognato che dovevo attraversare il mare di ritorno da non so dove, un convegno non lontanissimo, Mediterraneo lato ovest, da quel che ricordo.
Il mezzo di trasporto era una soluzione alternativa all’aereo ma ancora più low cost dell’immaginabile, per tragitti molto brevi.
Si faceva il check-in e i controlli di sicurezza come un normale aereo, si buttava via l’acqua e non era consentito nemmeno comprarne altra al duty free per portarla con sé, non c’era posto per nessun bagaglio a mano a parte una borsettina da documenti, ma tanto la tratta durava un’oretta al massimo e ci si poteva arrangiare.

Il mezzo era una sedia volante.
Una specie di funivia senza fune, tipo un jet-pack, ma con tragitto già impostato dalla ditta di trasporti. Era praticamente un bus sfuso e volante, sul sedile alle mie spalle c’era pure Playmobil e un altro amico scemo indefinito (un mix di vari scemi della realtà, che in sogno era un’unica entità).
Non esisteva un autista, le sedie erano programmate per arrivare a destinazione e basta. Era un tragitto breve ed erano previste un paio di soste sugli scogli, e anche un imbarco su un traghetto. Durante gli scali o l’imbarco era possibile scendere, ma io preferivo restarci perché anche gli orari di partenza di queste sedioline erano preimpostati e automatici e si rischiava di restare abbandonati per sempre su qualche scoglio. Quando non volavano, ci camminavo senza sganciarmi, modalità bebè col pannolone. Ovviamente, qualunque cosa fosse caduta durante la corsa sarebbe andata perduta sorvolando il mare. Durante uno scalo mi era caduto il cellulare dalla tasca ed ero riuscita a recuperarlo sporgendomi dalla sedia senza mai mollarla, avevo trovato pure un navigatore gps, caduto a chissà chi.

Inconvenienti a parte, queste sedioline partivano con la rincorsa da terra come una seggiovia, e quando salpavano si lanciavano a pelo d’acqua e poi decollavano, tenendosi a una decina di metri dalla superficie del mare senza mai allontanarsi troppo dalle rocce della costa, era tutto bellissimo e con la luce della luna al crepuscolo il mare era di un blu profondo quasi indaco, c’erano rupi, scogliere, spiagge strane piene di scogli fioriti.

Quando nella realtà mi manca qualcosa, si capisce subito dai sogni surreali che intervengono, per compensare.

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