Mrs. Neccio e il Cartonato

Ci sono matrimoni incomprensibili e angoscianti, che ti fanno chiedere come sia possibile che alla gente vengano certe idee, e poi ci sono matrimoni che sono bellezza e cose giuste.
Questo, che potesse essere allegria e meraviglia senza una sola briciola di ammorbamento, lo si era capito già dalle premesse.
Una così alta concentrazione di invitati scemi non poteva che vivere cose belle, ci aspettavamo di far esplodere il tavolo.
Nelle ipotesi demenziali in cui non saremmo stati tutti allo stesso tavolo, ci aspettavamo altrettanta deficienza dalle combinazioni che potevano crearsi (i più british e classici insieme a qualche tamarrone, gli impressionabili accanto a vecchiazzi coi bubboni in testa, io insieme a una falena gigante. Sì, sarebbero stati un po’ improbabili tutti questi invitati osceni, ma mai dire mai.)

Il primo problema che ha distrutto la serietà, prima ancora che entrassero gli sposi, è stato un cartonato in scala 1:1 di un tizio. E’ stato il primo invitato ad arrivare nella sala, stava lì in piedi in primo piano, nel posto d’onore tra la postazione sindaco e la postazione effetti sonori, e ci aspettava tutti.
Capello lughetto alla surfista, jeans, t-shirt scialla e zaino invicta.

Io, con i miei grandi collegamenti mentali di pezzi che da un puzzle della notte stellata di Van Gogh farebbero ricostruire l’immagine di un tacchino, avevo deciso che il tipo del cartonato era lo skipper che da qualche mese si è perso nel Mar dei Caraibi. Che magari era amico loro -visto che sapevo che i parenti dello sposo erano mezzi campani- e che era stato invitato prima di sparire e ci tenevano a includerlo nei ricordi, nell’attesa del suo ritorno sano e salvo. Non è che fosse proprio identico a quello che mi ricordavo, ma ormai la versione mi piaceva così tanto che la somiglianza era convincente.
La storia di scorta, visto che il tizio somigliava più allo sposo che allo skipper disperso, era che il cartonato ritraeva il fratello dello sposo che non era potuto venire perché, magari, lavora in Australia.
Poi però avevamo il dubbio che invece fosse uno che proprio non poteva venire perché biglietti dall’aldilà non erano previsti, e quindi prima di mettermici a ballare o fargli gli auguri o sedermelo al tavolo abbiamo preferito approfondire. Lui comunque era sempre sul pezzo, assisteva al lancio del riso, chiacchierava con le invitate, è partito prima di tutti verso il ristorante.

Oltre al cartonato, un altro special guest è stato Ettore, il famoso cane di “QuelloDelCane”, e che continuerà a farmi chiamare lo sposo così. Io me lo immaginavo a portare gli anelli, invece è solo passato alla fine a fare gli auguri agli sposi, con tanto di papillon al collare.

Ho conosciuto la burbera di famiglia, mamma di Mrs.Neccio, che mi conosceva come “Ciauscolo”, e ci siamo proprio presentate dicendoci Ciauscolo Ciauscolo.

Io ogni tanto ce li avevo dei pensieri teneri, mi venivano in mente tutte le volte che Miss Neccio si fermava incantata a guardare i vestiti da sposa mentre sfollavamo, di tutte le telenovelas alle spalle e delle chiacchiere avanti al lardo o ai macarons; apprezzavo la bellezza dei momenti, quando è uscita dalla macchina salutando tutti intorno a sé, agitando le mani in aria senza riuscire a scegliere dove guardare come se fosse una star, mentre lui era senza parole e imbambolato per lo splendore.
Tutto era naturalissimo da un lato, dall’altro era così impensabile che una parte integrante dei miei sfolli, fatti di cose impalpabili e senza meta, stesse vivendo una cosa così concreta.
Non è che queste cose non le vedessi, ed erano tutte indubbiamente belle. E’ che però ogni volta, mentre intorno a me qualcuno si commuoveva, io vedevo il cartonato, e non sapevo perché fosse lì, e mi perdevo a pensare scemenze invece di fermarmi tra i petali e le lucine.

Ovviamente, tamarroni, falene e vecchi coi bubboni non ce n’erano, e il tavolo Ciclamino [Ortensia] era il concentrato di scemi di tutti noi.
Beh a parte il mio “Eeeeh! Abbiamo anche una sconosciuta al nostro tavolo!” perché non riconosco il nome proprio di Gatto, nonostante viviamo nella stessa casa da sei anni.

Il cartonato si è rivelato essere proprio lo sposo da più giovane, stampato dai suoi amici scemi che hanno sparpagliato pupazzi gonfiabili in giro e preparato slide buffe da proiettare. Ad ogni blocco di slide, io e i miei scemi ci dicevamo che qualcuno si dovrà pur sposare tra noi perché non è possibile che tutte le minchiate che potremmo creare debbano restare incompiute (e manco possiamo farle per matrimoni random altrui). Credo che potremmo proiettare foto idiote per un mese intero.
Una volta rivelata l’identità del cartonato (evento festeggiato con un involontario lancio di prosecco addosso) un nuovo dubbio attanagliava le nostre menti: il tecnico che si occupava di sistemare le lucine e allestimenti vari era troppo simile al gestore di un pub che frequentiamo spesso. Per tutta la serata ci dicevamo che doveva per forza essere suo fratello giovane (oppure un cartonato che aveva preso vita). Nella nostra versione inventata e ormai plausibile, il fratello maggiore era scappato portando con sé tutti i soldi per aprire il pub e quest’altro stava girando il mondo facendo il tecnico ai matrimoni per ritrovarlo e vendicarsi. Quindi, per colpa nostra, c’era rischio di fargli ritrovare il fratello e chiudere uno dei nostri pub preferiti. Fortunatamente il tecnico ci ha detto che non ha fratelli e non ne sapeva niente di parenti fuggiti coi suoi soldi.
Beh, secondo me sono fratelli davvero e non glielo hai detto mai nessuno.

Questo era il mio primo matrimonio non da figlia-dei-miei, a un tavolo dei grandi, (grandi scemi, che si mettono le lucine a mo’ di collane con espressione impassibile da pecora e che vanno in giro a farsi foto con scimmie gonfiabili in braccio). La prima volta che le chiacchiere con la sposa che passa tra i tavoli erano le chiacchiere con una mia amica, non cose da ascoltare perché le sta ascoltando mamma, la prima volta che al buffet aperitivo mi trovavo a farmi servire lo spritz senza poi lasciarne la metà a papà, e la prima volta che mi pareva ovvio bere a volontà e fare trenini e balli da hit-mania dance ’99.

Ballare quella roba allora avrebbe significato essere in tra gli adolescenti, uniformarsi alla gente normale. La bellezza di ballarla adesso, con tutti i precedenti di vecchiaia inside e nerditudine, quando ci si può vantare di non essere mai stata in discoteca, è un’emozione comprensibile solo da un’aristocratica che per tutta la vita è stata impeccabile, ha appena ricevuto gli ennesimi riconoscimenti per la sua nobiltà che non potrà mai venirle tolta, e decide di ringraziare ruttando.

Un pensiero riguardo “Mrs. Neccio e il Cartonato

  1. Segno nella lista “matrimoni che hanno senso che non FANNO senso” (come un sacco d’altri). Come una mia ex-compagna di atletica che si sposò in un rifugio di montagna con le scarpe da trekking.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...