La reietta

Ho fatto l’eremita reclusa in casa quasi per il cento per cento del mio tempo nell’ultimo mese, soprattutto l’ultima settimana, e poi ho avuto la bella idea di venire dai miei e lavorare da qui fino a gennaio.
Il piano -che stiamo egregiamente attuando- consiste nel farmi vivere da reietta.
Ho un tavolino separato e cerco di far coincidere il meno possibile i pasti in comune, non tocco niente in cucina, non parlo, appena finito di mangiare me ne vado e resto chiusa in camera, dove nessun altro entra mai. Non incrocio nessuno nemmeno durante il resto del giorno, tanto non esco dalla mia stanza e se esco sono mascherata.
Mia mamma ricambia l’aria con una frequenza di venti volte superiore a quella dei reparti di malattie infettive. Una volta sono passata a prendere un attimo il telefono in cucina e l’ho trovata che si mangiava un tarallo da dentro la mascherina.
A tavola mi osservano mangiare, compiaciuti, come fanno coi gatti, io guardo altrove pensando ai fatti miei, davanti agli occhi mi passano pergolati, mongolfiere, pizze leggerissime.

A loro sta pesando tantissimo, io invece sto di lusso: lavoro, scrivo, ascolto roba, minchioneggio e nessuno mi inquina in cervello con commenti petulanti o con quello schifo di rumore di TV.
Prima o poi questo isolamento precauzionale finirà e mi mancherà tantissimo.
Anche perché contavo sul mal-comune-mezzo-gaudio, che saremmo stati tutti bloccati fino all’anno prossimo, e che quindi la mia condizione di perenne reclusione con questi esauriti fosse accettabile con più stoicismo; ma se mi si sbloccano il mondo intorno, io voglio capire cosa mi invento per farmi i fattacci miei fuori casa.

Nel frattempo mi esalto per la chiacchierata con la legatoria artigianale che mi impaginerà il libretto illustrato da regalare ai miei bebè preferiti. Mi sono dovuta fare un bicchiere di vino prima della chiamata skype, e camminavo di qua e di là come quelli che facevano i solchi per terra per l’agitazione nei cartoni anni ’90.
Manco fossero un’editoria. So’ ddue copie, gliele pago. Non lo so cosa ci sia da esaltarsi, ma io sento che questo sarà solo l’inizio di sfarfallamenti e cinguettii da scimunita con pennellini, acquerellini e storielle illustrate su carte belle.
Vivo i miei giorni nell’attesa dei preventivi per i libretti cartonati. Cioè, mi sto esaltando e non so manco ancora se mi resteranno entrambi i reni.

7 pensieri riguardo “La reietta

    1. Beh, i pezzi precedenti si possono riassumere con “l’unica ragione di gioia dei miei genitori è sapermi in casa (meglio se la loro) immobile, possibilmente a mangiare”.

      Potrà pure pesare, ma le alternative sarebbero state:
      – partire più tardi e fare queste tarantelle pure la sera di Natale.
      – sedermi a tavola con loro in formato schermo di smartphone.

      Direi che questa è quella che pesa meno, spero si rassegnino presto 😀

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