Cose belle e buone a domicilio

C’è stata una settimana bellissima in cui, appurato che potevo starmene a lavorare da casa tranquilla, ho ordinato le meraviglie del mondo. Ho dovuto farmi una lista di cosa stavo ancora aspettando per ricordarmi di restare in allerta citofono.
Alla fine della settimana, in attesa degli ultimi ordini, ero così esaltata che ci mancava solo che mi arrivasse una capra, per farmi esplodere il cuore di felicità. Non è arrivata (anche perché sarebbe dovuta arrivare per un qualche strano errore di spedizione, non l’avevo ordinata).

Solo che faccio l’intellettualoide etica e faccio arrivare robine carine -piccole realtà artigiane- eccetera. E insieme a questo accade che, invece del corriere anonimo incazzoso, la roba me la consegni gente con gli occhietti che sbrilluccicano. O che comunque mi incanti perché hanno fatto tutti gli incarti carini, i colorini pastello, le confezioni piene di cura. Faccio anche un po’ la influencer di noi fessi, perché poi mi affeziono mi fisso, mi innamoro, e mi sembra più evidente che tutto l’universo sia connesso.

La farina del paese delle farine (PDF). Non so quasi farne a meno, non mi interessa nemmeno più di aggiustare il tiro, la ricetta, il pane ormai fa come pare a lui. Papà diceva che “panificatore” non è un termine corretto, perché al massimo tu fai il fornaio, a far crescere il grano, e poi a far crescere il pane, non sei di certo tu. E in effetti il pane fa tutto da sé. Vuole crescere solo in larghezza? Vuole essere lentissimo? Vuole fare la crosta come la lava che si spacca nei videogiochi dove rischi di cadere nel magma? Bene, perché dovrei impedirglielo? Tanto il sapore è sempre buono con le farine PDF.

I croccantini (per umani). Finalmente, dopo anni e anni a regalare informazioni a Google, un paio di pubblicità utili, di cose che veramente mi interessavano e volevo comprare, mi sono capitate. Una è di questi croccantini artigianali. Le confezioni fanno venir voglia di rigirarsele tra le mani come i libri belli. I pacchettini, impilarli in tutti gli ordini di colore possibili, metterli tutti in fila e restare a guardarli. E poi c’è una crema spalmabile alle arachidi coi pezzettini di croccantino, perfetta, e probabilmente anche solo il fogliettino illustrato che ricapitola i gusti delle praline merita di essere comprato.
Ma io a questi mo posso dire che voglio più bene a loro che a metà della gente che mi viene in mente?

La scatola delle meraviglie di cartoleria, questo mese soggetto mandala, acchiappasogni, e altri cerchi mistici. Giusto per non far scolorire nemmeno un po’ il ricordo dell’Hare Krishna che segnò la storia oltre un anno fa, poche ore prima che il mio universo personale venisse sconvolto nel profondo.
Colorare i mandala ha il suo perché, almeno un paio, poi sicuramente mi inventerò un uso non convenzionale per quel libretto di mandala. Ma almeno un inizio tranquillo se lo merita, per non fare sempre la riot quando ci sono dei binari da seguire. Per esempio, alla fine, al bullet journal ho trovato un senso. Non potrò mai fare delle paginette intere tutte decorate per dire soltanto che nella pagina successiva inizia un nuovo fantastico mese di maschere per il viso, ma se il mio bullet journal lo faccio diventare una specie di promemoria + brainstorming per i progetti romantici che ho (libretti da regalare e lettere da scrivere), siamo felici entrambi.
Insomma, ogni tanto mi fa anche bene essere spettatrice di cose create da altri e non dovermi sentire sempre io quella che deve inventarsi cose per meravigliare.

I pennelli. Un kit di pennelli intitolato “Storie ad acquerello”. Beh questo è stato puramente grazie al profiling, che l’ho comprato. Cioè, non è che mi hanno ipnotizzata, mi mancava davvero una pennellessa, e i pennelli che avevo stavano diventando vecchi, ma almeno l’A.I. ha capito che mi piace dipingere, è già assai.
I pennelli sono stati subito ‘ngignati per colorare una vera storia ad acquerello: le vignette di quello che diventerà un libretto. Lo regalerò solo ai bimbi che riterrò bellini quanto le capre. Per ora sarebbero la figlia di mia cugina e il bimbo della Sorella Montanara, ma poi vedremo a chi altro lo appiopperò, tanto qua la gente figlia che è un attimo.
Dopo aver passato un weekend a dipingere vignette, pensavo di aver già cambiato lavoro, per cui adesso sono in attesa di capire se mi accorderò con qualche legatoria per creare un progetto serio per questo libretto. Aggiorno la casella mail solo per sapere se mi ha scritto la legatoria.
DNA, porci, parmigiano: tutto in secondo piano.

Poi ho provato bookdealer.
E ovviamente mi sono affezionata e innamorata del fatto che i libri arrivino da pochi chilometri più in là, magari in bicicletta, e arrivino a casa poco prima di cena, così tu puoi mangiare felice perché dopo cena sai che avrai dei libri nuovi da gustare.

Finale di meraviglia, la pizza da montare a casa. Una delle poche pizzerie che mi piaceva ha deciso la formula “disco di pasta cotto nel loro forno vero, ingredienti aggiunti a casa per ultimare la cottura nel forno proprio”. L’omino delle pizze pareva che mi conoscesse da sempre. Mi ha ringraziata duecento volte solo perché gli ero andata incontro mentre lui arrivava sotto casa.

Un giorno farò un ordine da tutti questi personaggi che portano cose, li farò incontrare tutti sotto casa nello stesso orario, e ci faremo una cantata intorno a un falò.

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5 pensieri riguardo “Cose belle e buone a domicilio

    1. Vedila così: la libertà di andarmene per grotte o montagne, in maniera veramente spensierata, non ce l’ho mai avuta, quindi se me la levano mi cambia relativamente. Se tra un 5-6 mesi mi dicessero “Eh no, il morbo non è passato nemmeno adesso e non puoi fare un cacchio, ma aspetta e spera”, e se questa condizione dovesse durare almeno 3 anni, allora sarei ancora nei limiti della gavetta di quando ero ciovane e aspettavo la libertà. Insomma, tutta questa grande resistenza all’infamia è dovuta a CALLI nell’anima.
      Poi, per fortuna, questi hobby ottocenteschi da scrivania mi piacciono veramente (e secondo me ne hai abbastanza pure tu), basta focalizzarsi su quelli per un po’ di tempo, io penso a tutte quelle volte che ero a lavoro e pensavo “Oooooooh ma lasciatemi andare a casa a fare disegnetti, mannaggiavvoi” e non ho ancora recuperato tutto quel tempo desiderato.

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