Non mi avrete mai

Oggi vi parlo di un hobby che mi ha molto colpita.
Avevo ordinato un sacco di sciartapelle di cartoleria che, si sa, fanno bene all’anima, e tra queste ci ho trovato un bellissimo bullet journal. Non avevo idea di cosa fosse, ma tra le varie entusiastiche descrizioni era presentato con frasi tipo “Questa notizia farà impazzire tutte le amanti dell’organizzazione!”
Boh, ma cosa sarà, è un quadernetto con dei puntini appena visibili, invece che righe o quadretti (i bullet, appunto).
Ma sempre un quaderno è. Cioè, mi chiedevo, cosa succede esattamente in un bullet journal che non possa succedere in un quaderno normale?
Ho cercato un po’ in giro e, saltellando superficialmente tra un sito e l’altro, sembrava una cosa carina, disegnini pucciosi con le faccette, tazzine coi tè, coccoline. Riquadretti decorati, ‘ste donzelline tutte carine che uniscono i puntini col righello e si fanno i riquadretti da riempire, scrivono i titolini con le pennettine da calligrafia, evidenziano i titoletti coi colori del mese.
Ok.
Bene.
Video tutorial per riempire il tuo bullet journal.
Ma perché, non ho capito, aspè. Ho un quaderno e mi devono spiegare cosa scriverci? Beh me lo sono cercato io, quindi ben mi sta.
Suggeriscono di dividere i fogli in riquadri, ci scrivono passato, presente, futuro. Obiettivi, progetti. Ci fanno i disegnetti delle settimane che verranno, le To-Do list. Vabbè, dai, è ancora assimilabile ad un diario anche se ancora non ho capito cosa cambi rispetto ai quaderni che sono sempre esistiti.
Nei tutorial parlano pure di gente che ci ha scritto gran libri, sul Journaling.
Non ho capito, aspè. Immaginatemi a scrollare la testa un po’ inebetita e perplessa.
E’ che io anche se sono una capra selvatica ho due cose che forse non mi faranno mai capire il senso di questa pratica:

  • la memoria. Sono la somma di: quelle zie vecchie che sanno tutti i compleanni + le segretarie-mogli che si ricordano tutti i fatti del marito (innamorarmi di incantati fuori dal mondo ha contribuito molto a questo super potere) + Asperger latente. Le mie agende restavano sempre immacolate e diventavano quaderni, il processo inverso proprio non lo capirei.
  • la volontà di fare le cose. Dovrei chiamarla solerzia, laboriosità, come contrario della pigrizia, ma sa troppo di obbedienza all’ape regina, quindi la chiamerò volontà di fare. Oppure la volontà di liberarmi dallo schifo che mi fanno le cose che mi fa schifo fare e che però vanno fatte.

Ok, non c’è bisogno di fare la burbera, non è detto che, se una cosa non serve a me, non possa essere utile a qualcun altro. In fondo mi ricordo Tamagotchi, quando si faceva i suoi post-it con gli obiettivi da raggiungere e le scrittine motivazionali, su suggerimento del suo amico sedicente life-coach che mo fa i big money; e come potrei dimenticare quando la Capatanta gli metteva la sveglia per andare a dormire? Però Tamagotchi c’aveva pure un sacco di problemi, nella lista di cose da fare ci metteva pure che doveva bere e mangiare, mica tutti questi bujo-blogger sono messi come Tamagotchi?

Da quello che vedo è diventato un bellissimo hobby pure tra chi i problemi non ce li ha (o almeno non riconosciuti a livello clinico). I bu-jo esperti insegnano a disegnare le cocozzelle per la paginetta di copertina del mese di ottobre (una facciata intera buttata così), a disegnare le tazzine da tè con la faccia; la gente chiede “per favore, puoi fare un tutorial su come fare i titoli lunghi?”. Grandi MiPiacioni sui social perché hanno fatto belle paginette. C’è pure chi fa un elenco puntato e disegnato degli step per lavare la faccia (il bidet non l’ho trovato ancora ma l’ho cercato). E lo pubblica. E gli altri che si complimentano per come ha disegnato bene la saponetta. C’hanno il calendarietto coi giorni barrati in cui hanno fatto la maschera coi cetrioli in faccia. Cuoricini social. No, io non sono di questo mondo, non mi avrete mai.

Io volevo dare una vita da bullet journal a quello capitato tra le mie mani, ma mi sarà impossibile. Lo percepisco come hobby allo stesso modo di come percepirei l’hobby di usare le stampelle senza essersi azzoppati. Non mi avrete mai.
Ma alla fine la mia vera domanda, che vale anche per quei disgraziati che strillavano in montagna in vacanza, per quelli che fotografano una pizza casalinga più brutta dell’altra ogni sabato che passa, e per chiunque mi faccia venire voglia di buttare per aria la scrivania, è: se non ci fossero Instagram e compagnia piacente, questa gente avrebbe lo stesso questi hobby?

3 pensieri riguardo “Non mi avrete mai

  1. Non avevo mai pensato all’instagrammibilità del bullet journal. L’idea mi aveva sfiorato da molto lontano, poi abbandonata quasi subito perché ho abbastanza hobbies che fanno la coda (e non ho instagram). Mi sono limitata a un’agenda in cui scrivo cosa mangiamo e quando devo cambiare i letti, forse ora ci faccio un tutorial su iutub.

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    1. Ma l’agenda si chiama così apposta ed ha il suo senso. E giustamente tu ci segni le cose che vuoi fare in un momento e che sai già che ti scorderai. Così come il diarietto del cibo può essere già nella categoria dei ricordi belli (o magari serve da indizio per il centro antiveleni, nel caso di congiure).
      Ma tu hai deciso di scrivere quello che ti pare.
      Il mio problema è che la gente Chiede tutorial su cosa scriverci <- perché ci vuole scrivere <- perché è trendy. Mannaggialamiseria.

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