Verdeacqua

Sempre al passo coi tempi, ho la scrivania piena di carta da lettere, cartoncini, stampe floreali, penne colorate, rotolini di scotch decorati. Dedico le mie serate a scrivere lettere (ma lettere vere, di carta vera) e mi sento portata più per questo che per qualsiasi altra cosa. Ma che vocazione è scrivere lettere alla gente?

I tabaccai non hanno mai francobolli e io progetto corrispondenze a lungo termine da milleottocento.
La lettera più urgente devo scriverla a quelli che hanno le pecore sulla montagna. Non mi conoscono, devo rimediare presto. Poi non ho capito cosa voglio scrivere, se chieder loro asilo già da dopodomani nel loro mondo o se, semplicemente, intrufolarmi in forma di disegno sulle loro pareti di piastrelle decorate (vanno bene pure le piastrelle del cesso, per iniziare).

E’ anche indispensabile disegnare un libretto per la cugina piccoletta a cui spero di poter inculcare un sacco di scemenza negli anni a venire. La protagonista è una lumaca del bosco che si trova, per circostanze fortuite, in giro per il mondo. Non so se c’è il rischio di inventarmi qualche trama deviante o traumatizzante, ma quando ero piccola i miei racconti preferiti erano:
1) l’eruzione del Vesuvio;
2) la vecchia che prendeva il tetano pungendosi con una rosa sulla tomba del marito;
3) l’ebola.
Eppure sono uscita così: mi bastano due metri quadri di ciclamini per incantarmi, passo i pomeriggi a raccogliere le foglie rosse più belle cadute dagli aceri ai giardini.

Poi c’è la lettera più bella, che più viene rimandata più diventa bella, per Pandistelle. Nella mia mente so già tutto: accompagnerà un libretto metà scritto, metà illustrato, da impaginare in LaTeX in ricordo di quando ne parlavamo sognanti mentre gli altri ci guardavano perplessi. Ci devono essere la Luna, pesci strani che vedevo in Australia, barchette a vela in miniatura e pergolati di limoni sottomarini.

Tutti bellissimi progetti, soprattutto se non sei né una scrittrice né un’illustratrice.

Per farmi ispirare, soprattutto per la lettera a Pandistelle, confidavo nella mostra di Ulisse a Forlì. Avevo intenzione di tornare con gli occhi pieni di mare dipinto, di trasparenze verde acqua, schiuma delle onde.

Tutto bello alla mostra, sirene, tempeste di mare, navi antiche, ma poi io e GigginoScemo ci siamo trovati a contrattare il prezzo di due tovaglie con un venditore ambulante.
Io veramente non so come inizino certe dinamiche, noi stavamo solo aspettando il nostro crescione al tavolino.
Passa questo tipo, cercando di venderci queste tovaglie a dieci euro l’una. Noi diciamo garbatamente di no, come capita in genere, soprattutto se tentano di venderti qualcosa di cui non hai bisogno (e le tovaglie mi sembrano un buon esempio). Però i nostri sguardi da vecchia casalinga si sono incrociati, mentre bisbigliavamo tra i denti “Beh, però sono anche carine”. C’erano decori di pescetti conchiglie e coralli, azzurro, blu e verde acqua. Non si sa se il tizio ci ha sentiti, se ha carpito l’interesse nei nostri sguardi, se avrebbe insistito lo stesso, ma ha iniziato l’offerta al ribasso.
“18 euro due”
“No, grazie, davvero…”
“15 euro due”
“No, no, veramente, sono belle, ma non le vogliamo, non abbiamo una borsa…”
“due a 12 euro, è un’offerta, domani parto.”
“No, grazie, veramente non le vogliamo, non abbiamo una tavola…”
“due a 10 euro”
“No, no, grazie, è un’ottima offerta, ma davvero, no…”
Va via.
“Beh certo che comunque erano belle. Poi dieci euro due… Cioè dai, dieci euro due, costano quanto il webinar sul Pane nella storia dell’arte, che abbiamo seguito su whatsapp, mentre io ero travestita da vecchia kazaka che mondava fagioli sullo sfondo, per assistere senza pagare.”
“Eh in effetti quelle due tovaglie valgono più del webinar.”
“Se torna indietro, per dieci euro, io le prendo.”
“Sta tornando indietro.”
“Ecco qua, ti pareva.”
“No ma ti immagini che abbassa ancora il prezzo? Tipo sei euro due?”
“Eh ma già dieci, ti dico…”
Lui ci legge nell’anima: “Facciamo sei euro due”
Ma poi contratta da solo, ma che storia è? Noi ci guardiamo solo increduli, chiedendoci come sia possibile trovarsi a comprare tovaglie -che poi sono teli da mare, ancora più demenziale comprarli nel mezzo di Forlì.
“cinque euro due”
Adesso basta: “Io la prendo.”
“Anche io.”
Affarone da vecchiarde al mercato, poi sono così belle che non sappiamo scegliere e decidiamo di scambiarcele ogni paio di mesi.

E questo è quello che mi è rimasto davvero nel cuore, della mostra, oltre alle pecore e le capre dipinte ovunque. Che poi, le nostre tovaglie hanno gli stessi colori della Circe Invidiosa di Waterhouse, non potevo immaginare un souvenir migliore.

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