Perché non smetterò mai di scappare

Il mio nonno materno viveva in una casetta a cinquanta metri dal mare, in un paesino di trecento persone, dove non arrivano nemmeno le macchine, in Costiera Amalfitana. Ci passavo le estati della mia adolescenza, le domeniche e le feste comandate ed ero pazza per quel posto. Fremevo nell’attesa di rivedere i miei amichetti del mare, sognavo le onde, disegnavo la sua torre saracena ovunque. Io ero felice lì, mio nonno aveva quasi cento anni e gli faceva piacere vederci, per questo mio padre sopportava, ma odiava tutto di quel posto, in particolare i miei zii e la casa.

Non ci è dato sapere il motivo di questo odio: o lui conosce un segreto da colpo di scena da grandi intrighi, che non dice a nessuno quindi sembra solo pazzo, oppure su questo argomento qualcosa è andato in corto circuito nel suo cervello e quindi è pazzo davvero. 

Il risultato è stato che, appena il nonno se n’è andato e io mi sono distratta a guardare le montagne, abbiamo perso l’abitudine e la felicità nell’andare lì.
Tra le tante scintille che facevano esplodere sgridate e ammorbamenti (in genere scatenati dalla richiesta di uscire oltre il terrazzo di casa), e rendevano l’atmosfera di casa mia unammerda, si è aggiunto il solo nominare la Costiera Amalfitana.
Mia mamma ha avuto pure una specie di infarto causato da queste atmosfere tristi e ansiogene, quindi tentiamo di evitare l’argomento “casa in costiera”, evitiamo di nominare anche qualsiasi cosa che abbia un lontano nesso logico con Erchie. Lei ha proprio paura di pensarci per non stare male.

Mo non state a immaginare mio padre come un orco cattivo, è un personaggio controverso e io, la luce dei suoi occhi, vedo anche le sue fragilità. Eclettico e sognatore, scienziato e artista -nessuno mi scriverà mai le poesie che mi scrive lui- affascina tutti, nessuno immaginerebbe questo lato di ammorbatore, ma poi ognuno c’ha le sua magagne, e spesso lo sa solo chi gli è molto vicino. Solo io so trovare la combinazione di ragionamenti per convincerlo a fare quello che voglio in serenità, ma questa combinazione non sempre esiste, ed in quel caso devo architettare piani folli.
Mia mamma è un esserino buono e degno di essere amato che subisce gli ammorbamenti perché è troppo fessa (e ormai anche un po’ troppo vecchia per scappare via senza farsi trovare più) e non sa tenere segreto manco che ha bruciato il sugo.
Se provo a difenderla, gli ammorbamenti ce li subiamo entrambe, poi quando vado via io lei se li subisce il doppio, da sola. Ma io studio prosciutti, mica psichiatria, ed oltre all’empatia non ho altre abilità per sistemare questa combinazione di casi clinici (in cui forse devo includere pure me).
Mia mamma si è rassegnata a non vedere mai più la sua casina al mare. 

I miei zii invece hanno sempre tenuto a ricordarci che la casa è pure nostra e che posso andarci tutte le volte che voglio. Io, fino a un paio di mesi fa, avevo le fette di speck sugli occhi e vedevo solo montagne. Probabilmente, come per l’astronomia, non è che il mare non mi piacesse più, è che comportava solo sofferenza e mi veniva rovinata, perciò l’ho messa in pausa.

Ma adesso il vento è cambiato.

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