Bon courage

Ormai è certo, il pane si accorge del pathos.
Oggi ho pianto tutta la mattina ed è venuto un pane bellino bellino e pure buono.
Piangerò tutto.
I vicini è un anno che pensano che chissà quale guaio ho passato, invece io piango gratis. O meglio, più che gratis, piango di gratitudine per cose che mi vengono restituite. L’ultimo anno solare è stato tutto un recuperare cose che mi spettavano da quindici anni e anche di più. PiccoliNerd, cuginanze, ZuccheInCapa…

L’ultima meraviglia che è tornata è stata Charlotte.
Era la mia amichetta di penna dal 2002. Ancora ascolto le canzoncine che mi mandava, registrate al volo dalla radio su musicassetta; era per lei e per gli altri francesini bellini che la piccola Pippi sedicenne sognava di viaggiare per la prima volta (e non sapeva a quali fallimenti andava incontro). I biscotti bretoni che ho mangiato allora non li ho mai più trovati così. Le lettere di carta sono ancora una delle cose più preziose che ho, e lei l’avevo sentita qualche anno fa, ma così, al volo.
Adesso è apparsa, in queste giornate di viaggi nel tempo, e a me mancava solo lei tra i sogni ritrovati della piccola Pippi.

A me, quando qualcuno mi dice “Prenditi cura di te”, mi si scioglie il cuore come un marshmallow.
E quando mi ha detto “Anche io ti ho sempre conservata in un angolo della mia mente”, che poi sono le parole che penso io quando conservo la gente preziosa, non ho più smesso di piangere finché il pane non ha smesso di lievitare.

Un pensiero riguardo “Bon courage

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