La matrice di galline

Pennac ha ragione. Mi chiedo come abbia fatto in tutti questi anni a non scrivermi sempre i sogni, come quando ero giovane e blogger. Beh, oddio, posso capirmi, a stento dormivo, correndo dietro ai vagabondi e ai fisici.
Eppure sarebbero bastati quei dieci minuti appena sveglia per appuntarsi cose che poi sarebbero evaporate. Ok, non avevo nemmeno quelli.
Ma adesso ce li ho, e soprattutto nella realtà momentaneamente ho solo accolli di cose brutte e attese di cose belle -però le cose attese non sono certe, gli accolli sì-. E poi ho ozio creativo (mo si chiama così, il marciume da poltrona).

Vediamo cosa ho avuto la prontezza di scrivere a prima mattina negli ultimi giorni, quando non avevo ancora capito dove ero e soprattutto chi ero.

2 Febbraio
Sono a Erchie. Annariti* è in una cabina e non ha intenzione di uscire, io cerco della crema solare e mi chiedo come ho fatto a non ricordarmi che fosse estate e stessi andando in spiaggia. Sono sul bagnasciuga e ilGesù*, con altri sconosciuti, suonano. In riva al mare, mi meraviglio perché le onde arrivano agli alimentatore degli strumenti che a quanto pare sono impermeabili. Si forma una piccola folla a guardarli. I fratelli secchetti* sono identici anche se lo so che sono passati tanti anni. L’acqua non è il massimo, è l’ora di punta e ogni volta che provo a guardare l’orizzonte mi passa qualcuno davanti, mi dico che ormai, come il mondo, è troppo affollata. Poi qualcuno passa a prenderci in macchina, ma finalmente sta diventando sera e il mare è libero, anche se intanto non siamo più a Erchie ma a Punta Licosa.

*gente che non vedo da 15 anni e alcuni manco li sento

3 Febbraio
C’entrano qualcosa delle galline. A cui facevo dei grafici, le piazzavo tipo nelle matrici.

(cioè questo è quello che io scrivo appena sveglia, poi durante il giorno mi riminchio il cervello, o meglio credo che accada, invece queste opere ermetiche sono fissate per sempre. Le galline in matrice.)

4 Febbraio
– Costruisco un galeone.

(fine della descrizione del sogno. Io boh.)

– Sono a un matrimonio (qualcuno di Nocera, c’è gente delle medie completamente gratis). Intanto trovo dei semi di piante velenose che sparpaglio in giro non so quanto volutamente, iniziano a crescere nelle tillandsie, sbocciano dei pallotti strani, tipo dei cetriolini con dei fili o delle spine che non so nemmeno se posso toccare senza avvelenarmi, infatti li prendo coi guanti e li butto dalla finestra del palazzo. L’idea è di farle finire in un campo incolto ma invece finiscono in una finestrina di una casa delle bambole.

Vabbuò, pensavo pure che fossero sogni banali.

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