Compleanni di creature varie

Ho avuto la costanza di scofanarmi almeno un burrozucchero bretone ad ogni colazione per un intero mese, abbiamo assaggiato tanti formaggi più o meno puzzosi, guidati dalla tavola periodica dei formaggi, e così ho finito i miei obiettivi dell’autunno.
Un po’ di foie gras in me avevo già iniziato a percepirlo, ora sono pure dai miei e il rischio di diventare paté è altissimo. Ma, intanto che magnavo, vari eventi degni di nota si allontanavano nelle nebbie della memoria.

Il più notevole è il compleanno di una creatura importante: la patata mummia.
Regalo di GigginoScemo per il Natale 2018, ha compiuto un anno il 14 dicembre .
Invece di marcire come temevamo, ha messo delle bellissime radici-piedini e si è mummificata; è diventata leggerissima, liofilizzata e incartapecorita. L’unica spiegazione è che le cose regalate con amore non marciscono.

La mattina del suo compleanno si è svegliata così tutta contenta ad auto-celebrarsi. C’era per caso una torta di mele, e poi in questo anno si è trovata tanti amichetti, e quindi è stata improvvisata una bella festicciola con tanti simpatici invitati:
il mini ventilatore
il marshmalow con gli occhi da scemo psicopatico (che poi sarei io)
la biglia con gli occhietti tenerini
il folletto che nasce dalle candele quando si ascolta Gabry Ponte
un transformer di una bibita che diventa un robot (boh?)
un transformer di un cupcake che diventa un unicorno.
Non so ancora che regalo abbiano fatto alla patata, forse si stanno ancora organizzando, ma sicuramente sarà bello quanto la festa che è riuscita.

Il giorno dopo la patata c’era un altro compleanno da festeggiare (che poi sarebbe a giugno, ma LaBimba era in visita dagli States solo adesso). Come ogni volta che prendo un impegno a distanza, vedevo lampeggiare il neon del “chi-me-l’ha-fatto-fare”. Chi me l’aveva fatto fare di buttarmi giù dal letto e imbacuccarmi a prima mattina, quando avrei potuto avere un piacevole passaggio ore dopo? No ma io dovevo fare l’indipendente a piedi e arrivare mille anni prima con l’unico treno della domenica.
In anticipo di ore, ho esplorato la Rocca, gratis, è bellina, piena di scalette, strette e impervie a rischio rottura di corna, che portano alle torri tra cui quella dei Pennelli, e questo by-product già da solo è valso tutta la trasferta.
A Vignola di famoso ci sarebbe pure la scala a chiocciola ovale di palazzo Barozzi, imperdibile. Ma io sono arrivata tardi e, mentre valutavo se volevo entrare per pochissimo tempo o se avviarmi verso il pranzo di compleanno, mi hanno detto che l’ultima visita guidata, unico modo per accedere, era già finita. Ma il bigliettaio vecchietto ha deciso di portarmici lo stesso (effettivamente molto bellina) e pure a scrocco. Io ancora non ho capito bene questo ascendente sui vecchi bigliettai nei luoghi d’arte.
Poi ci sarebbe pure la torta Barozzi, di cui conoscevo vari fan sfegatati, ma a me non ha comunicato moltissimo (colpevole la mia scarsa passione per il cioccolato), se non che è tipo una torta caprese ma più asciutta e con meno mandorle di quante ce ne metterei io.

Al compleanno avevo dei resoconti arretrati importantissimi, storie di capre che non ci sono più e di capre nuove (perché qui bisogna valutare chi ha le capre e chi no); ma, nonostante siano passati sette anni, i racconti del macello rubano la scena, sono sempreverdi, ed è sempre vivido il ricordo di quando lavavamo le orecchie di porco, mentre valangate di cuori piovevano alle nostre spalle, letteralmente.
Ho anche barattato dei formaggi (un tomino molle impestato di capra a forma di cuore, in cambio di un blu ed un brie di bufala) con la nostra Oponopono, che ha sempre delle meraviglie di cibo da offrire. Devo ricordarmi di non dare retta alle mie insegne al neon e che le levatacce vengono ricompensate da giornate piene di cose e persone belle e buone.

L’ultimo compleanno è quello di quell’altra creatura un po’ più famosa della patata mummia (Gesù). Il mio regalo by GigginoScemo & NonFannoNiente è un set di 50 piccoli scemi, che saranno una specie di avatar dei miei amici da portare in giro in una scatoletta. Tipo delle bamboline voodoo di pochi millimetri, ma che funzionano in bene.

Io avevo scolpito per Giggino un cervello nella spugna per fiorai. Il mio primo esperimento di scultura e già è venuto meglio di sette anni di script, e già volevo cambiare mestiere.

Ora sono qui con pensieri di sculture (e la meraviglia di vedere affiorare quello che vuoi da un parallelepipedo anonimo) e acquerelli (e il rosico che i colori si spandano a piacere loro senza nemmeno interpellarti), con questi due che mi imbottiscono di cibo contro la mia volontà, mi svegliano con le ciaramelle sparate a palla a tradimento su youtube, mi interrompono i pensieri ogni venti secondi per qualche ammorbamento evitabile, e pianificano entusiasmanti mattinate in posta o a far da chauffeur per andare a trovare le zie.
Poi fanno cose che mi sciolgono come un marshmallow: tipo prepararmi, con le loro manine, un barattolo con dentro un omino di neve (e con questo siamo a 51 omini in miniatura ricevuti) e un passerotto, ispirati alla la mia favola preferita -una roba tristissima che potete ascoltare qui se avete voglia di piangere.
Però ancora non si fanno capaci che posso uscire di casa indipendentemente e tornarci sana e salva.

Figuriamoci come potrebbero mai reagire sapendo che tra qualche giorno esco con il personaggio più vietato della storia.
E infatti sto progettando con lui una fuga loschissima dalla torre, con stratagemmi che non ho adottato manco da giovane, e che forse almeno quindici anni fa avrei dovuto valutare invece di dormire in piedi, ma a quanto pare ho una seconda chance per seguire le volontà dell’Universo.

2 pensieri riguardo “Compleanni di creature varie

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