La zucca ‘ncapa

La mia vita è strana, succedono cose assurde incredibili dalla regia appena ti distrai un momento.

“Ma quindi, tu hai qualche news da raccontare?”
“No, guarda, questo periodo proprio calma piatta, niente di rilevante…”
“Peccato, avevo proprio voglia di sentire qualche novità…”
“No no, ma stai tranquilla, qui è un attimo che combino un pandemonio imprevisto”

E INFATTI.

Il mio assistente di google mi crede in viaggio da venti giorni per città d’arte, in realtà ho passato quattro giorni per un convegno a Firenze e due giorni alla Fiera di Roma a dare supporto fisico e morale ai miei amicicolleghi con lo stand del nascente spin-off.
Il soggiorno a Firenze è stato una specie di Luna di Miele e ritrovo di amichetti con un’elevata dose di turismo scientifico e magnatoria -merita il suo post bellino a parte-

Alla fiera mi stavo chiedendo che senso avesse che ci fossi, visto che il nostro stand era meno affollato degli altri anni e ci focalizziamo su gente che può essere interessata, non rintronati random.
Stavo lì a cincischiare, gironzolando in attesa di dare qualche spiegazione ai passanti curiosi, mentre i miei colleghi erano già impegnati con un tipo che, dal tempo di conversazione e dalle facce dei miei colleghi (nessun occhio alzato al cielo in attesa della grazia divina, nessuno sguardo spento da persona senz’anima) sembrava stesse ponendo questioni interessanti.
A me in quel momento chissà di che mi fregava, ma non ascoltavo niente.
Poi il tizio pronuncia la parola Mozzarella, riconosco un accento di roba mia, mi avvicino per curiosità, curiosità che esattamente nella mia testa si forma con la domanda “chissà se i miei colleghi gli chiederanno cosa ne pensa della mozzarella liofilizzata nello stand di fronte”.

In realtà stavano finendo di parlare di cose serie, lui era parte dello staff della stampa, non un visitatore random, e si stavano salutando, scambiandosi i contatti ufficiali; poi il tipo pronuncia il suo nome e cognome
e qui io mi pietrifico

Una specie di finestrone enorme
su quelle stanze impolverate da quadro iper realista con le tende vecchie
si è spalancato nella mia mente, ha lasciato entrare in attimo un vento fortissimo e una luce abbagliante su cose passate
nessuno in quel momento poteva immaginare cosa stesse per succedere e cosa significava quel nome

Mi sono un po’ affacciata a guardarlo meglio in faccia, ma sono passati troppi anni per avere un ricordo chiaro della persona, ma ho comunque deciso bene di interrompere tutti, come un’allucinata, senza manco presentarmi
“E’ possibile che tanto tempo fa, nell’estate del 2004, massimo 2005, ci siamo incontrati ad Erchie e tu mi hai fatto una foto con una zucca in testa?”
resta immobile ad elaborare. Io resto immobile a chiedermi se ho interrotto un discorso serio con uno sconosciuto, che magari è pure la persona sbagliata, per chiedere questa cosa bella proprio.
“E’ possibile. Ma… rinfrescami un attimo la memoria… perché ti avevamo messo una zucca ‘ncap?”
I miei colleghi ascoltavano basiti
“non so cosa ci stavi facendo, eri con qualcuno ‘della tv’, è possibile?”
“Eh allora, io sono un personaggio un po’ strano, quindi allora stavo facendo varie cose tutte diverse”
“…e mi avete fatto queste foto in riva al mare, mi avete detto di contattarvi e mi hai dato un biglietto da visita con la tua immagine fatta in stile tipo Warhol…”
“non era Warhol, era [parolanonidentificata] però sì, io avevo quel biglietto da visita”
“ma io ho scritto e non ho mai ricevuto risposta”
“infatti in quel periodo è successa una cosa mai successa prima, ho perso le password per quel dominio e tutto ciò che c’era. E in quei tempi stavamo facendo una campagna per Halloween e forse avevamo delle zucche… Ma non ricordo bene cosa stavamo facendo noi lì”
“Eh eravate a prendere un caffè. Io invece ero al bancone del bar e… stavo abbaiando. So ancora farlo.”
Abbaio.
Lui ricorda.
I miei colleghi ridono ché non mi avevano mai sentita abbaiare.
“Ecco, è vero! Non era Warhol, era un disegno simile alla copertina dei Blur”
[oh io non so proprio niente di copertine dei cd, ieri sapevo quella dei Blur]
“Sì, Esatto! Era l’autore di quella e l’avevo conosciuto per caso!”

La situazione è completamente surreale, i miei colleghi ci fanno quasi l’abitudine, stavolta sono io che sono stravolta.
Nessuno sa per quanti anni ho cercato questa persona per capire se fosse veramente quello che aveva detto di essere.

A quel tempo, era successo questo (dal blog della piccola beobeo, agosto 2004) :
Sono al bancone dello chalet e faccio tutte le cretinate possibili: mio repertorio musicale, abbaiate, acrobazie stupidine, e sclerate estemporanee. Do, insomma, il meglio della mia demenza.
Si avvicina un curioso dal tavolino e ammira lo spettacolo, si diverte, mi fa foto con la Mia macchina (bel passatempo che hai, bello mio…) mentre io sono in posa con una zucca soprammobile in testa…
Poi sclero sclero sclero e arrivo a parlare di tv. Lui dice “Guarda, quel signore là è un regista. In effetti tutti noi lavoriamo nel campo…” E mi dà un biglietto da visita con la sua faccia disegnata e adesivo e il numero di telefono…
E io sono un personaggio e loro ridono e devo farmi sentire perché , peccato, proprio stavolta hanno dimenticato la telecamera.
Hai un futuro cara pippicocozzella caramella… (perché se non foste arrivati voi mi avrebbero ghigliottinata prima d’avere un futuro?)
Non so che pensare. Né che fare. Cosa si fa in queste situazioni???
Stasera mi hanno chiamata e voelvano farmi andare a una festa, dove c’era varia gente famosina… ovviamente ho detto no, dato che a stento attraverso la strada e loro lo sanno. Però… consigli per favore!!

Per mesi mia mamma mi aveva vietato di contattarli (e io le davo pure retta, povera fessa) perché pensava fosse gente losca e chissà in quale giro mi avrebbero portata.
Io tentavo di spiegarle che perché uno deve farsi un biglietto da visita adesivo e darlo all’unica che sta facendo il giullare al bar invece che a una qualsiasi mezzatroia in spiaggia? Non sentiva ragioni.
E ogni tanto mi sono chiesta, in questi anni, cosa sarebbe successo se fossi riuscita a contattarli nel momento giusto, allora, quando non mi ero ancora nemmeno iscritta all’università e non sapevo veramente cosa fare nella vita (e le cose belle mi erano già state vietate anche sul fronte università). Era un tempo in cui ero nel pieno delle mie scemenze di Photoshop, dei fotoromanzi, i video cretini, quando la scema in internet la facevo solo io e altri scemi-veramente e c’erano le potenzialità per un’esplosione globale di scemenza innescata da me.
E quando avevo questi dubbi di rimpianti, ricercavo il nome di questo tizio, ma non trovavo niente che riuscissi in qualche modo a collegare a quello che ricordavo di lui (che poi ce n’erano a bizzeffe ma bastava usare il nome abbreviato invece che intero), e questa cosa era una terribile conferma che il mondo è un brutto posto e che mia mamma aveva ragione, ma non volevo crederci.
E infatti avevo ragione io.
Ieri ho ripreso la ragione che avevo avuto per tutti questi quindici anni, e mi ha detto che mi avevano scelta per una campagna pubblicitaria, che li avevo travolti con… con cosa? Con la mia persona che sa abbaiare? Non lo so. Ma comunque poi ero sparita.

Io sono felicissima delle strade tutte storte che ho preso, e suppongo che la regia del Fato mi volesse scienziata, per cui non mi farò grandi rimpianti, ma sono allucinata da ore.

8 pensieri riguardo “La zucca ‘ncapa

  1. A parte l’assurdità dell’incontro dopo diecimila anni – e anche un po’ dell’interessarsi alle vicende altrui per via della mozzarella, atteggiamento in cui mi rivedo totalmente -, a dominare la scena è l’amarezza per non avere invaso l’internètt con le scemità. Veramente un peccato. Non facciamo più in tempo?

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  2. Credo che questa possa essere citata come referenza bibliografica assoluta per gli incontri assurdi!
    Comunque in quegli anni facevo la scema sull’internet anche io (che strano) solo che le mie grandi (nonché ad oggi immutate) incapacità di comunicazione facevano sì ch nessuno mi desse credito.

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