Il Neanderthal con la camicia

Qualche mese fa ero in un circoletto a passare la serata, in attesa di decidere come passare la serata.
Intanto, nella stanza accanto, dalle pareti di vetro, guardavo una lezione di tango.
In realtà guardavo un tizio, una specie di Neanderthal (però con la camicia, che fa proprio strano abbinata a un Neanderthal) che mi era familiare.
Ma familiare tantissimo, non poteva essere solo un’impressione, continuavo a chiedere agli altri se l’avessero mai visto ad agraria ma pareva di no, continuavo a scrutarlo con fare indagatore da vecchiarda ‘nciucessa ma non ne venivo a capo.
Lui ricambiava le occhiate.

Passo la sera a scrutarlo con la mia solita faccia di corno, poi la mia gente decide di andare pizzeria di corsa, dando pure appuntamento ad altri direttamente lì.

Mentre esco, ispeziono per l’ultima volta il Neanderthal con la camicia che, col sopracciglio alzato ammiccante, con la mano mi fa il gesto di avvicinarmi. Anche abbastanza imperativo, direi.
Io divento un misto tra un suricato sull’attenti e un bimbo che è stato beccato a scassare un vaso prezioso.
I miei piedi vanno da quella parte, modalità gallina ipnotizzata.
“Volevi fare una prova di tango?”
“… Eeeeee Sì. Cioè però non adesso perché stiamo andando via. Ehm. No, cioè, però in passato ci stavo pensando. Cioè però ora no. Cioè oggi no.”
“Ho visto che guardavi…”
“Eh sì! Cioè sì ma non il tango, in realtà stavo guardando t…”
“Ma tu mi sei familiare”
“Eh pure tu! Era quello che stavo guardando!”
Partono qui mille elenchi di luoghi improbabili che abbiamo frequentato negli ultimi anni, mai coincidenti.
“Io ricordo di averti visto per un periodo continuato di tempo, ma non recente. Ma io di cose con questa descrizione ho solo le mazurkine, ma se avessi ballato con te me ne sarei ricordata di certo…”
“E poi io non sono stato a queste mazurkine che dici”
E allora boh, non lo so ma la pizza aspettava e dovevamo sbrigarci.

Mi sono ricordata dopo qualche giorno dove ci eravamo visti, ma non sapevo più come rintracciarlo e al circolo non sono passata più.
E’ finito maggio, è passata la mia adolescenza ritrovata, Alpi, casini, viaggi. Poi l’ho rincontrato per caso per strada.
“Mi son ricordata! Eri alla biblioteca di agraria e facevi il part-time!” (e pure allora ti chiamavo il Neaderthal con la camicia)
Grandi lodi sulla memoria, lui si ricorda delle cose di me che secondo me non tornano e chissà chi vedeva, ma facciamo un bel po’ di chiacchiere su tanti fatti nostri e mi rinnova l’invito a tango.
Dopo vari insuccessi per serate incasinate, mi sono finalmente presentata al circolo, tardi perché tornavo da Salerno, ma almeno ho mostrato che un po’ di volontà ce la metto.
Ci siamo scambiati altre belle chiacchiere davanti a una cedrata (età inside 65 anni) e ho prenotato la lezione di prova per lunedì.

Pensavo di dover solo aspettare (non senza fare niente, quel minimo di psicopatia ci sta sempre bene e, grazie alla poca privacy dei pdf dei part time dell’università, intanto ho scoperto che ha un cognome bellissimo), e invece una mia amica mi manda la foto di lei e del Neanderthal; lo conosce da anni e l’ha incontrato per caso e aver per caso hanno parlato di tango e di me.

-Il mondo è così piccolo, e la mia giacca ancora non ha fatto il giro completo-

Mi toccherà andarci davvero a tango, la nostra amica in comune mi esorta con molto entusiasmo, e lui è uno di quei personaggi che non sai se sono originalmente interessanti o se sono completamente scemi; o anche se sono proprio psicopatici pericolosi. Ma almeno per quest’ultima la nostra amica in comune sembra tranquilla.

8 pensieri riguardo “Il Neanderthal con la camicia

  1. Che Bella storia 🙂

    A me è capitata una scena simile, di reciproca analisi (la sua più attenta della mia) in coda in farmacia.
    Era il custode della palestra in cui andavo da ragazzina

    poco dopo mi compare il suggerimento di amicizia su FB: Salvini nell’immagine profilo

    addio e a mai più 🤷🏼‍♀️

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      1. Ma te lo auguro! Le rimpatriate casuali hanno sempre quel sapore di predestinato che fa tanto romanzo 🙂

        (Comunque dal vivo il mio metro e ottanta e passa, scoraggia i commenti stupidi e quel tizio non mi ha chiesto l’amicizia: mi è solo comparso nei suggerimenti 🙂 )

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  2. Ecco, la prova di tango è un’esperienza che ancora ti manca per terminare il gemellaggio. Per me è stata un’esperienza mistica ed estrema, ma io non so né ballare né danzare, al massimo seguò la musica simulando un carciofo epilettico.

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    1. Io sono un broccolo, e in verità una prova l’avevo già fatta, quindi siamo già un po’ gemellate. Ero col mio coinquilino e non ci ha convinti molto, ma credo che influisse molto il luogo e l’organizzazione. Stasera ci sono altre basi, vedremo. Sarò un broccolo struggentesi. O strutto.

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  3. Comunque, per verificare se è un vero Neanderthal, da quel che so io, controlla se ha:
    – mento sfuggente
    – capelli russulilli
    – mobilità limitata della scapola: tipo, fagli lanciare un giavellotto.

    (Ah, ma non era questo il tema portante del post? Uh, scuuusaaat…)

    Pu.

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    1. (Sì sì, era questo il tema portante. Senza le parvenze di Neandertaliano non esisterebbe questo post)
      Gli elementi ci sono, anche se soft, e anche se non ho ancora testato il giavellotto, ma il torus supraorbitario importante è un altro indizio utile.

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