Per quanto ancora parlerò di lei?

Si può parlare per una settimana intera di una giacca?
Sì.
A quanto pare si può ammorbare anche chiunque si abbia intorno non parlando di altro.
E si può collegare la parola “Giacca” a qualunque argomento nel mondo?
E ci si può svegliare di soprassalto all’alba senza riuscire a riprendere sonno per una giacca?
Certo.
E quanto durerà tutto questo se non troverò la mia giacca?
Non lo so, forse sedici anni come quelli che aveva lei.

La mia mente ora funziona così:
“Ostacolo: E’ una persona?
—Sì. Ha una giacca di pelle nera?
——No. -> Persona inesistente, passare oltre
——Sì. Ha le fibbie ai gomiti?
————No. -> Persona inesistente, madonna quanto erano belle le mie fibbie e non ce le ha nessuno.
————Sì. -> non si è ancora mai avverato e dovrò stare molto attenta quando succederà.
—L’ostacolo non è una persona. E’ una giacca di pelle nera come la mia? No, madonna quanto era bella la mia e non ce n’è nessuna così bella.

Ovviamente ai depositi degli autobus non avevano trovato niente, quindi sono passata ai piani B, C, D, e non so, credo che quando saranno finite le lettere del nostro alfabeto passerò al greco, al cirillico e agli ideogrammi.

Domenica è nato questo volantino e mi aspetto che mi chiami qualche scemo senza giacca solo per dirmi che sono tutta scema.

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Questo è il “volantino per chi sa leggere”, li ho piazzati alle fermate domenica e lunedì, ma sono spariti tra pioggia e pulizia stradale dopo poche ore.
Quando ho confermato il sospetto che non si possono appendere volantini a casaccio senza autorizzazione, ho pure contattato per un preventivo quelli che si occupano delle pubblicità negli autobus, ma mi hanno presa per una scimunita e mi hanno detto che non possono aiutarmi. Chissà perché? Però forse avevano ragione perché fare una campagna pubblicitaria di centinaia di euro forse non era (ancora) il caso.

Nel frattempo mi sono iscritta a tutti i gruppi di compro/vendo/scambio nel raggio di 200km in cui cerco compulsivamente la mia giacca in vendita ogni mezz’ora, mercatini vintage, servizi tipo FindMyLost, e a gruppi di buongiornissimikaffèè che segnalano ingorghi stradali e trovano cose tra un “Bologna non è più quella di una volta!!!!!!………….” e l’altro.

Martedì sono passata all’ufficio oggetti rivenuti alle 8, in compagnia di GigginoScemo che ha deciso di svegliarsi all’alba, prima di me, solo per partecipare a questa impresa.
Lacazzodigiacca non c’era. Abbiamo imparato che nel mondo la gente si appropria, invece di portarle agli oggetti smarriti, di cose molto belle, come cuscini per le sedie per disabili. E niente, mi hanno detto di tornarci tra un po’ e ovviamente lo farò.

Di sera ho portato i volantini per chi sa leggere in centri sociali di non completamente bruciati e sale studio autogestite dei paraggi.
Mentre facevo mente locale su dove metterli ho scoperto che andando per “posti pieni di sfattoncelli, studentelli poveri, messi male e tossici” giravo le stesse zone -e con la stessa faccia spiritata indagatrice- di quando cercavo certa gente.

Mercoledì mattina, un’altra sveglia all’alba per andare dai carabinieri. Eh, non è che volessi veramente denunciarne la scomparsa così ufficialmente, ma mentre guardavo le pratiche della denuncia web online alla fine mi sono trovata a fissare un appuntamento. Ma magari qualche scemo che porta le cose trovate lì c’è.
Per la serata ho preparato i volantini “per chi non legge” in cui c’è solo PERSA -foto bellissima della mia giacca- OFFRO ricompensa e il mio numero, e li ho sparsi in giro nei posti più marci in centro. Lo sapevo che dovevo stare accorta a non mettermi a parlare veramente coi tossici e lo so che ho resistito solo per una volta, ma chissà cosa mi riserva il futuro.

Giovedì mi sentivo quasi a posto, ma comuqnue ho pensato di coprire anche l’ultima zona di sfattanza che mi mancava.

Venerdì sono passata al mercato a raccontare la mia storia a tutti i venditori del reparto vintage ma non comprano da privati, quindi ho imparato solo lì che non è quello il posto giusto.
Ho lasciato i miei ultimi volantini in un centro scommesse vicino alla stazione.

Per la cronaca, i volantini sono stati centellinati, non è che li spargevo a volontà, cercavo solo dei punti visibili e sicuri, altrimenti altro che deforestazione.

Come quella giornata di giugno in cui avevo detto addio al piccolo metallarino partito e tutto il mio passato da metallara restava irraggiungibile dietro la pagina appena voltata, me ne sono andata a bere un caffè verde consolatorio leggendo nel bar egiziano poco lontano, in attesa del mio treno per una toccata e fuga verso casa dei miei.

Forse con due giorni di pausa, chiusa in casa senza scannerizzare la folla, sono riuscita a non bruciarmi completamente le sinapsi alla ricerca della mia giacca; ho pensato che quando avrò finito i miei piani di ritrovamento l’unica soluzione accettabile sarà prendermi una giacca simile e attaccare le fibbie dove dico io, così soltanto potrò trasferire la sua anima dai miei ricordi alla realtà e non considerarla un semplice rimpiazzo.
Ma questa cosa succederà tra molto, molto tempo.

2 pensieri riguardo “Per quanto ancora parlerò di lei?

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