Storie di Parmigiani

Chissà che faccia ho quando viaggio assetata di vagabondaggio, la sfigatissima o l’illuminata o entrambe, non lo so, perché succedono cose che mica sono normali?
Ieri ho deciso che volevo vedere Parma. E’ vicina, non ci ero mai stata, il meteo era buono, chissà quando respirerò di nuovo, e poi continuo a studiare cose -tra porci e formaggio- che hanno Parma come filo conduttore.
Quando faccio queste fughe mi documento il minimo indispensabile -quasi niente- cerco solo rapidamente se c’è qualcosa che potrebbe piacermi tantissimo e che, senza guida, potrei perdermi.
Tipo, se c’è un castello fatto di formaggio che puoi mangiare passeggiandoci dentro e io lo manco per pochi metri, mi dispiace. Così ogni volta non so quasi niente di quello che sto vedendo e vado più a sentimento che a “ho spuntato tutta la lista di milleuno cose che devo assolutamente vedere”.

E così, eccomi alla Pilotta, consapevole che ci fossero vari blocchi da vedere, ma senza sapere da dove iniziare. Ero indecisa se partire dalla galleria nazionale o dalla biblioteca. E nel centro c’era una cosa senza insegna, presidiata dal tizio che controllava i biglietti.
Arrivo da lui con una facciata da svampita, una mappa grande quanto me che non consultavo, e indicando alle sue spalle “Quello cos’è?”
Mi risponde con diplomazia, nascondendo bene lo sdegno “Il teatro.” Era anche abbastanza chiaro, bastava sbirciare alle sue spalle.
“Ma, se posso darti un consiglio, inizia dalla biblioteca perché poi all’una chiude. E chiedi anche se è aperto il museo bodoniano, ché a volte lo aprono anche fuori dalle prenotazioni.”
In biblioteca arrivo sempre con stile, mi si sfascia la saccoccia che mi ero preparata per tenere con me il minimo indispensabile, si sente l’eco dei miei oggetti inutili, tanto dovevo mettere pure quelli nel guardaroba, oltre allo zaino che già avevo posato altrove. Spacco pure il telefono per concludere in compostezza.

Poi per fortuna lì sto zitta per l’incanto e vago sognante com’è giusto per una biblioteca antica.

Sul museo bodoniano invece, a parte un generico “cose di tipografia” non avevo nemmeno ragionato. Mentre salivo, dopo qualche pannello di virgolette, apostrofi, parentesi e iniziali varie, la nebbia fitta di prima mattina del mio cervello si è diradata all’improvviso. Ed ecco che Bodoni, che era sempre stato per me solo una voce dal menù a tendina di Photoshop, quindici anni fa, è diventato una persona.

A far da guardia al museo c’era un vecchietto gentile, e io ero illuminata da tutte le letterine e i puntini e le virgolette, e i puntini e virgolettine nei cassettini, stampe su bardi e comete… insomma: ero completamente a fiori.
Alla fine della visita, per comprare un quadernetto o un segnalibro Bodoni, che mi piaceva come idea di mio regalo del giorno, bisognava avere i soldi contati, e io avevo tutto quattro piani più in giù. In più avevo voglia di proseguire, quindi ho salutato il vecchietto come se stessi andando via definitivamente, poi lungo la discesa ci ho pensato e ho deciso che il quadernetto lo volevo. Sono risalita di corsa (mi sono pure acciaccata un braccio contro la ringhiera di pietra) e il vecchietto era stupito:
“Ma, cara signorina, addirittura di corsa? Io qui vedo gente che arriva col fiatone anche salendo con calma e lei invece corre? Le sarà piaciuto proprio tanto!”
Mi chiede un po’ di fatti miei, sono in toccata e fuga, non so che farò ancora, non conosco niente.
“La Steccata l’ha vista? Può andarci adesso perché la chiesa è aperta, ma alle tre oltre alla chiesa ci sarebbe il percorso museale…”
“Beh, può darsi che andrò alle tre, adesso decido un po’…”
“Sa perché glielo dico? Perché io qui faccio il volontario. Ma quando stacco qui, pranzo e poi vado a fare il volontario lì!” e me lo dice tutto contento come un bimbo.
Vorrà dire che riorganizzerò i giri che avevo in mente.

Ho ritrovato il signore dei biglietti che finalmente mi aspettava per continuare il giro.
“Allora, com’è stato?”
“Bellissimo, grazie”
“E il museo bodoniano, sei riuscita a visitarlo?”
“Sì, anzi grazie per avermelo suggerito perché…”
“Me lo consigli? Io non ci sono ancora stato!”
“Ah a me queste cose hanno sempre abbastanza affascinata, è che non sapevo ci fosse qualcosa del genere…”
“Allora ho fatto bene a consigliartelo! Sai, non lo suggerisco sempre, quando ti ho vista ho pensato che avrebbe potuto piacerti”
Ma che ha visto esattamente per capirlo, se sembravo una scappata di casa?
Poi mi ha spiegato tutto il percorso nel teatro, sotto gli spalti e tra i corridoietti della galleria, e la rocchetta, e le sezioni che non dovevo lasciarmi scappare. Ho seguito tutto e ho salutato pure lui con affetto.

Mi sono fatta il mio giretto tra le stradine, la cattedrale, vagando e nutrendomi di mele e di poesia, nel parco ducale a guardarmi le anatrelle e le tartarughe, e rapaci coi falconieri che erano lì in occasione del Palio, e quando si è fatta ora sono andata alla Steccata.
Erano proprio le tre spaccate, ho aspettato cinque minuti e mi sono affacciata nella sagrestia. Per la terza volta di seguito mi trovo inaspettatamente a girare per backstage delle chiese, boh.

Il vecchiettino era al banchetto dei souvenir e quando mi ha vista era felicissimo “Signorina… allora si è ricordata! E ha corso anche per venire qui?”
Io non ho capito se veramente sarebbe iniziato il percorso guidato a quell’ora, non so in cosa consisteva, tutte le cose che mi mostrava erano come chiuse al pubblico, a guardare dai cartelli.
Ha illuminato apposta per me la volta del Parmigianino, mi ha portata dietro l’altare tra le panche di legno per i cavalieri dell’ordine, raccontandomi che quella è la chiesa preferita dai Parmigiani (e io mi immaginavo queste belle forme stagionate sedute comode comode).
Poi voleva farmi vedere un’altra stanza chiusa al pubblico, attraversando un corridoio di stemmi su legno, ma non poteva allontanarsi troppo dall’entrata.
“Aspetta, aspetta, avvertiamo il custode… Eh senti, ti spiace controllare un attimo se arriva gente? Io devo far vedere le stanze alla mia amica!”
Io boh, non sapevo come fosse possibile andare in giro e trovarmi coi vecchietti cerca amici.
Nelle stanze, c’erano questi armadi giganti di legno scuro e lui apriva tutte le ante e i cassetti per farmi vedere i paramenti antichi e i mantelli dei cavalieri.
Alla fine mi ha portata nei sepolcri (anche questi chiusi, che vengono aperti raramente) tra le tombe dei Farnese e dei Borbone e mi raccontava le cose tutto contento.
E ho pure pensato “Ecco qua, ma com’è che mi trovo con un vecchio in un sotterraneo insieme alle cape di morto? Mo pure si deve chiudere la porta, restiamo chiusi nei sepolcri e ci trovano nel duemilacento. Sempre se non hanno un accordo, lui e il custode, per accoppare delle ingenue sciroccate e intrappolarle nelle segrete”.
Invece no, siamo risaliti, il tour era finito e lui era contento che fossi passata.
Mi ha detto come si chiama, che se voglio ritrovarlo ha un nome facile e basta cercare tra i volontari di arte perché lui è sempre lì in giro.
Ci siamo salutati coi bacini e non riesco a immaginarmi se diventa amico di tutti, o solo delle sceme, o se passare a trovarlo l’ha chiesto solo a me o l’ho fatto solo io, ed è stata la gioia della sua giornata.

Ero quasi sulla strada di ritorno quando mi sono accorta che c’era un’altra tappa interessante. La camera di San Paolo, aveva un ingresso poco appariscente ma il vialetto di ingresso stile giardino segreto mi ci ha pilotata.
L’ingresso si pagava da un macchinino da ticket che accettava solo monete o carte di credito. Avevo entrambe le cose ma ho preferito la carta. Appena fatto il ticket, entra un signore dai custodi e “ADESSO MI CAMBIATE QUESTA”.
“Ehm… signore, noi non abbiamo monete qui. Se non ha spiccioli può sempre pagare con la carta, funziona lo stesso”
“E IO NON CE L’HO”
“… allora può provare al bar se qualcuno…
[intanto io mettevo da parte delle monetine]
“NON MI INTERESSA NON L’AVETE SCRITTO SUL SITO IO ADESSO VOGLIO CHE MI CAMBIATE I SOLDI OPPURE MI CHIAMATE IL VOSTRO DIRETTORE”
“Sul sito c’è. Non so cosa ha visitato lei, ma…”
“NON C’È E NON L’AVETE DETTO E IO SONO VENUTO APPOSTA DA GENOVA PER VEDERE IL CORREGGIO E HO IL TRENO ALLE 17 E NON POSSO ENTRATE PERCHE’ VOI SIETE ORGANIZZATI COSI E…”
“Signore, la gente viene anche da Palermo, e ce la fa…”
“IO VENGO APPOSTA DALL’UNIVERSITÀ DI GENOVA E VOGLIO ENTRARE E QUINDI VOGLIO PARLARE CON I VOSTRI RESPONSABILI”
[Io collezionavo monetine, ancora]

Avrei voluto prenderlo per le spalle, e dirgli con tanta calma che se conosceva così bene il valore delle cose poteva conoscerlo anche del tempo che stava perdendo per se stesso, invece di usarlo per chiedere con gentilezza se qualcuno avesse da cambiare, o andare al bar che era vicinissimo.
Ma ho optato per un “Ho cinque euro in monete.” rilasciandoglieli in mano tipo ragno meccanico.
Mollandolo, e recuperando tutto lo stile che avevo perso nella giornata quando facevo la scappata di casa e sfasciavo gli oggetti.
Gli avevo messo pure qualche spicciolo in più per sicurezza.
Quando è entrato (dopo che ha fatto anche fatica a concludere il suo inveire in loop perché forse non era preparato a una vera soluzione e sperava di sputare sulla gente ancora un po’) si è seduto a guardarsi il soffitto da tutte le angolazioni.
Bellissimo, ma io per ritrovare la bellezza dopo lo schifo di scenata che avevo subito anche se non mi coinvolgeva, ci ho messo dieci minuti. Se hai questa sensibilità di incantarti a guardare gli affreschi, come puoi fare il messo male così con la gente?

Morale della giornata: il mondo è pieno di bellezza e la gente fa comunque la messa male.

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4 pensieri riguardo “Storie di Parmigiani

  1. Ho letto tutto, sia messo agli atti.
    Tutto per bene e con grande soddisfazione, nonché risate; ma con un riquadro mentale sempre aperto sull’immagine del castello di formaggio commestibile andando.
    Ne troviamo uno? Andiamo? Quando?
    Pu.

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    1. Lo creiamo. Sto pensando a come gestire le norme igieniche per una cosa del genere, ma volere è potere. Tu comunque sei quello che ritraevo mangiando degli scacchi giganti di cioccolato bianco o nero. Pure da là si può partire.

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