Convergenza evolutiva dello schifìo

Io ho passato dei momenti meravigliosi da bimbi antichi.
Ho passato, a trent’anni in cui me ne sentivo già settanta, un’intera infanzia di giochi nei boschi e chiacchiere tra i ruscelli, sdraiati con le mani dietro la testa e fili d’erba in bocca, a regalarsi pietre e conchigliette e mangiare corbezzoli rosso velluto, sorridendosi.

Il mio papà, il Signor Ciao, supergenialoide eclettico ai tempi del liceo, aveva un amico supergenialoide pure lui che, oltre a fare il piccolo scienziatino, scolpiva animaletti nella pietra e nel legno. Hanno studiato insieme fino all’università, poi il mio è diventato un professore di matematica, l’altro di fisica. Si sono persi di vista ma mai dimenticati.

Il Signor Ciao ha rintracciato il numero del suo amico dopo quarant’anni, per fargli gli auguri di compleanno. Per le solite botte di Fato che ci capitano, ha trovato qualcuno in casa. La botta era necessaria perché, senza che il Signor Ciao potesse sospettarlo, da oltre dieci anni il fisico aveva mollato tutto, si era ritirato in campagna con la famiglia, aveva le capre, e in quella casa di città ci andavano solo ogni tanto per logistica.

La parte migliore della storia è che i due Signori, oltre ad essersi evoluti in modo identico indipendentemente come se non si fossero mai separati, hanno pure cresciuto dei figli che, tra tutte le persone che si sono visti capitare intorno per decenni, non hanno mai trovato qualcuno così uguale a loro, quanto la progenie dell’amico ritrovato.
Sembra ancora tutto troppo facile, in trent’anni qualche coetaneo a cui piacciono i boschi, le stelle, gli impasti del pane, il formaggio, le radici contorte, le capre, i fondali marini e le spiagge deserte, e poco o niente della mondanità, lo trovi.
Ma la convergenza evolutiva include pure l’insostenibile pesantezza e apprensività dei genitori (dei padri, perché le due mamme sono entrambe delle buone e tranquille martiri parallele), una caratteristica che Mai nessuno è riuscito a capire davvero e che loro invece hanno vissuto esattamente allo stesso modo e con la stessa sensibilità.

Il risultato è stato che, mentre i grandi erano tranquilli e felici perché avevano ritrovato questo legame perfetto, noi figli potevamo scorrazzare insieme, tanto i grandi sapevano che eravamo in buone mani (avevamo quindici anni a coscia eh). Passavamo dei weekend lì nel bosco, facevamo escursioni sui promontori, nottate sotto le stelle coi telescopi professional e progettavamo tante altre nuove avventure.

C’è stato un mondo incantato di fiaba, più in alto di qualsiasi mio sfollo e divertimento e fuga, e da un po’ di tempo sta andando un po’ a schifìo.

Adesso i padri sono peggiorati ulteriormente nelle loro fissazioni, l’atmosfera di ammorbamento riesce ad avvolgerci pure quando siamo tutti insieme, e noi figli non facciamo altro che scappare per constatare come si sia ormai persa un sacco di meraviglia. L’ultimo pomeriggio l’ho passato sull’amaca con la Sorella dei fiori perché a mare nonvabene, a raccogliere le mandorle nonvabene, a tirare con l’arco nonvabene…

Se vorremo passare un’oretta al mare, dovrò portarmi il costume di nascosto.
Il Fratello della montagna non sarà più visto come una figura che può proteggermi e invogliarmi a restare bloccata dalle capre nello stesso posto per tutta la vita, ma come uno che potrebbe farmi venire voglia di lasciare casa ribellandosi, e fare pure arrampicata.
Se vorrò mai andare sulla nuova barca a vela del Fratello delle stelle, dovrò partire direttamente di nascosto, da Bologna, senza nemmeno avvertire che scendo.

D’altronde se non viaggio di nascosto che faccio?
Scrivo i soliti post di viaggi e itinerari che sembrano tutti uguali e con gli stessi soliti consigli?
Altre mille poetiche avventure da serial killer si prospettano!

2 pensieri riguardo “Convergenza evolutiva dello schifìo

    1. Poiché io continuo a vedere i fisici come quelli che sicuramente capiscono meglio La Verità rispetto a me, suppongo che la ragione sia semplicemente che le capre sono la cosa più vicina alla perfezione e un fisico lo capisca meglio degli altri. A me torna tutto, anche se non sono abbastanza fisico da capire la verità. Al massimo la capisco a istinto, visto che capisco la perfezione delle capre.
      Oppure la verità è quella che si fa passare da sempre, che le capre sono il demonio e siamo tutti delle persone orribili, mi va bene lo stesso.

      Piace a 1 persona

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